ORIENTE

Contro il rischio dello tsunami (che in thailandese si pronuncia tsunamì, con l’accento finale), sulle coste ci sono cartelli che invitano, in caso di allarme, ad arrampicarsi sulle rocce; qua e là si riconoscono delle apparecchiature che tengono sotto controllo i mari ed eventuali onde anomale. Contro i rischi della politica, sono gli stessi abitanti a garantire: quello che è accaduto nel dicembre dello scorso anno, quando le opposizioni al governo occuparono gli aeroporti, non si ripeterà. Il blocco del trasporto aereo produsse danni immediati, calcolabili, e futuri, incalcolabili. Chi viaggerebbe in un Paese dove c’è il rischio di rimanere in trappola per tempi imprecisati?
La Thailandia cerca di tranquillizzare il mondo e di riattivare il turismo, per il quale è sempre stata una meta tradizionale, e che rappresenta la prima entrata del Paese. Ma il percorso è in salita, perché agli eventi naturali e politici che hanno danneggiato la sua immagine, ora si è aggiunta la crisi internazionale che ha gelato i consumi e, con essi, le spese per le vacanze.
Così oggi si fa leva anche sul prezzo, che si misura in un sorprendente rapporto con la qualità. Un viaggio in Thailandia ormai si può trovare in qualunque catalogo a cifre accessibili a tutti. Oppure si può scegliere un affidabile fai-da-te: i collegamenti aerei sono di Thai e di Blue Panorama, da Roma e da Milano. Quest’ultima compagnia, che vola in Thailandia dal 2003, offre tariffe a partire da 450 euro per l’andata e ritorno a Bangkok e Phuket, due volte alla settimana, tutto compreso, anche per il periodo estivo: è di gran lunga l’offerta più conveniente. Per l’albergo, non c’è che da scegliere: sia nella capitale sia nelle zone balneari di Phuket sono presenti le grandi catene mondiali. Un marchio di lusso come Hilton, che si presenta con strutture di qualità molto elevata, costa all’incirca 100 euro a notte, meno di un tre stelle a Milano; ma già con 50 euro si può godere di un soggiorno ampiamente accettabile. Qui l’ospitalità ha radici antichissime, appartiene alla cultura primaria di un popolo pacifico, socievole, sorridente: i thailandesi comunicano sentimenti positivi. Gli alberghi per i turisti occidentali fondono architetture spettacolari con l’accoglienza soffice e discreta e i dettagli perfetti; tutto viene sublimato nei massaggi e nelle spa: i centri benessere, ovunque immancabili, non sono semplice moda, perchè di queste pratiche distensive la Thailandia è la culla millenaria.
Tutta questa inclinazione all’accoglienza avvolge di armonia anche i luoghi dove non c'è bellezza. Bangkok non si può definire una città d'arte, nonostante i suoi 400 templi e complessi straordinari come il Palazzo Reale e il complesso di Wat Po, con il suo colossale Budda disteso. Si tratta di una metropoli popolosa, disordinata, tagliata da sopraelevate e invasa dal traffico. Ma, se anche non lo è, «sembra» bella, grazie al garbo e al colore della sua gente. Ad addolcire il paesaggio contribuiscono il fiume Chao Praya, con le sue anse riflessive, i palazzi che vi si affacciano, il ponte di Calatrava che riporta alle realtà europee.
Poi c'è Phuket, una delle destinazioni balneari più famose nel mondo, che si articola in un’area vasta e organizzata. Il mar delle Andamane è di per sé un’attrazione sufficiente. Se poi ci si impegna in un’ora di motoscafo, Phi Phi island negli anfratti delle sue baie offre trasparenze luminose e faune sottomarine multicolori, nuvole di pesciolini amichevoli che trasformano un semplice bagno nel tuffo in un cartone animato.
A Phuket, come a Bangkok, il turista è di fronte a una raffinatissima offerta di ristoranti, talvolta allestiti sulla spiaggia, con i tavoli lambiti dalle onde. La cucina tailandese, che si basa sul pesce, sorprende per i suoi gusti delicati e armoniosi, come delicata e armoniosa è la gente che accoglie e che serve in tavola. Talvolta - come al Salabua di Patong - ci si può imbattere in esempi di amalgama tra la cucina italiana e quella locale: gusti inusuali nei quali si può riconoscere la matrice mediterranea.
La vita notturna è un misto tra offerta di peccato e di benessere; persino nelle concentrazioni più dense di locali domina un senso di grazia, e sembra che la volgarità sia un atteggiamento d'oltreconfine. Lo shopping, invece, è sfrenato, l'offerta un bombardamento, le trattative accanite. Negozi e bancarelle sono un tripudio di imitazioni, qualunque prodotto, qualunque firma. Una febbre contagiosa, che alla fine fa davvero riflettere su che cos’è il falso, che cos’è il vero, e perché.
(Per informazioni: Ente per il turismo thailandese, tel. 06.42014422. www.turismothailandese.it; mail: tat.rome@iol.it)