Orizzontale, nove lettere: Zoeggeler

P rima medaglia d’oro per l’Italia alle Olimpiadi invernali, specialità slittino, nove orizzontale: ZOEGGELER.
La risoluzione del cruciverba è semplicissima, basta contare le lettere e osservare come sta disteso il Fenomeno. Armin Zoeggeler è l’eroe vero e unico della domenica sportiva, tiene il casco d’argento come un elmo sopra il viso da soldato tedesco, la barba non è rasata, disegna di grigio il suo incarnato, il mento è feroce, gli occhi due feritoie che si aprono per mettere a fuoco l’obiettivo. Non vorrei trovarmelo di fronte a un posto di blocco, prima che pronunci «patente e libretto» consegnerei al carabiniere Armin, da Foiana, anche i parenti stretti. Foiana sta sopra Merano e conta tra i suoi pressi anche la Val d’Ultimo o quella d’Inferno.
Penso che sia arrivato il momento di cambiare nome al primo sito in onore di questo cannibale dalla A alla Z, Armin Zoeggeler appunto. Alle otto della sera ha vendicato il collega d’arma Piller Cottrer che era stato battuto da un orso siberiano nella trenta chilometri a Pragelato. Ci ha messo qualche secondo per rimettere in ghiacciaia un altro orso di Siberia, Demtshenko che aveva mangiato il miele troppo in fretta.
Ha preso su l’arnese, quei venticinque chili ormai leggerissimi del suo slittino e ha soffiato nell’aria freddissima di Cesana, aprendo una smorfia appena sul viso duro. Era un sorriso per mamma Rosa, che se ne è andata prima di questo oro. Era un ghigno per il russo e il lettone, argento e bronzo. Poi ha lasciato il compagno di giochi e di lavoro, la slitta appunto che una volta lo trasportava a scuola e oggi lo ha spinto sul podio più alto, e ha preso tra le mani il tricolore, quasi issandolo sulle spalle. Niente strilli, niente corsa sotto le curve, quelle le aveva affrontate a centoquaranta all’ora e senza isterie infantili, niente slogan da esibire su maglie e bandane, niente fascette tra i capelli, orecchini, tatuaggi, voglio dire il repertorio del mondo calcio che fa tendenza e violenza.
Facile, replicherete: quando non si ha tifo contro, quando non si gioca ogni domenica e altro giorno mandato dal Signore in terra, quando non si hanno rompiscatole che domandano, esigono, fotografano. Difficile, dico io, perché Armin Zoeggeler è atleta e uomo assieme, professionista e milite, uso ad obbedir tacendo ma anche a vincere restando in silenzio. Dicono che per rilassarsi gli piaccia giocare con gli scacchi. Una pacchia, un gioco divertente e simpatico come gli ausiliari del traffico. Penso che preferirebbe una lunga seduta dal dentista piuttosto che una breve conferenza stampa. Forse anche per la lingua che proprio non è madre, nel senso di italiano come il vulgo penserebbe per un carabiniere che serve la Patria. Ma Armin Zoeggeler va benissimo così, un po’ di speck e un po’ di spaghetti. Ieri sera sembrava di ascoltare papa Benedetto XVI. Andiamo in pace.