Orizzonte limitato La Juve è già a pezzi: Martinez e Marchisio ko

Mercoledì pomeriggio e giovedì mattina raduno a Nyon, nella sede dell’Uefa, dei più importanti allenatori europei. Hanno confermato la loro presenza Mourinho, Guardiola, Ferguson, Ancelotti, Wenger, Hodgson, Puel, Deschamps, Allegri, Ranieri, Magath, Schaaf, Jol, Jesus, Ferreira, Lucescu, Nioplias. Non figura, nella lista comunicata dall’Uefa, il cognome di Delneri. Può darsi che sia soltanto un’informazione incompleta ma resta il dubbio che la Juventus ormai sia stata tagliata fuori da molti tavoli. Per il momento è a zero punti, nulla di grave e di drammatico dopo una sola partita ma quello che dovrebbe preoccupare è la condizione della squadra e le parole con le quali lo stesso Delneri ha commentato la mediocre prestazione di Bari: «Non dobbiamo correre dietro all’Inter… La Juve ha lottato bene…». Domanda: se la squadra non deve correre dietro all’Inter perché sono stati spesi fino a ieri pomeriggio 75 milioni di euro? E come sono stati spesi?
Tento alcune risposte, non definitive ma sintomo dello stato dell’essere.
La Juventus, quella che è ancora ritenuta da qualche nostalgico una grande squadra, è finita con gli Agnelli, il nonno di John Elkann, il padre di Andrea. È finita nel senso che chi è venuto dopo ha fatto i conti con altri poteri, forti, quelli di Milano. La perizia antica nelle trattative di mercato («si deve essere bravi a vendere non a comprare») è stata sostituita da un percorso impiegatizio, di basso profilo tecnico o di incredibile avventura contabile, ne sono esempi gli acquisti di Melo, di Diego, di Poulsen, di Thiago, di Almiron, di Martinez, di Pepe e di Krasic per un monte spese che supera i cento milioni di euro, ingaggi esclusi! Elkann ha continuato a parlare di «etica societaria», non credo che i conti gli possano dare retta, Andrea Agnelli è stato chiamato alla presidenza per accontentare i tifosi ma il potere resta nelle mani del nipote dell’Avvocato dietro il quale si muove Franzo Grande Stevens.
Venendo ai dettagli tecnici Delneri sta cercando di ricostruire a Torino esperienze già frequentate in altre piazze, nessuno discute la sua competenza ma cresce il dubbio che l’orizzonte sia limitato, la scelta di Martinez o di Pepe, quella di Quagliarella o di Borriello, rientrano in una politica comunque dispendiosa ma senza futuro illustre. Sarebbero bastati due acquisti ma di assoluto valore, Ozil andato al Madrid per 15 milioni di euro quanto la Juve ha pagato per Krasic, Ibrahimovic trasferito per 24, la cifra versata alla Fiorentina per Melo. Invece si è preferito puntare su calciatori di margine o gestiti in passato ma ci si chiede come mai lo stesso Beppe Marotta alla Sampdoria avesse avuto il coraggio e la capacità di puntare su Cassano allacciando e definendo la trattativa con il Real Madrid, un contatto che si deve essere interrotto se non si è pensato a Benzema, così come l’anno scorso Blanc, che è francese, non aveva pensato di fare una telefonata a Zidane, consulente di mercato di Fiorentino Perez, per avere notizie su Robben e Sneijder, entrambi in partenza.
Totale: la Juventus, in vacanza per due giorni, non sa da dove ricominciare. Ha Martinez e Marchisio infortunati (prognosi di un mese per uno e 10 giorni per l’altro), Iaquinta in mistero eterno, i terzini, detti esterni bassi, modesti (Motta, De Ceglie), le ali, dette esterni alti, confusionari e con la tendenza ad accentrarsi (Krasic, Martinez) e Del Piero che fa l’osservatore dell’Onu, unico reduce del passato regime. E, ciliegia sulla torta, il franco-tunisino Yohan Benalouane, 23enne difensore proveniente dal Saint Etiennne, non ha superato le visite mediche per problemi alla schiena. A corredo segnalo che resta in piedi la querela nei confronti di ignoti (Moggi, Giraudo, Bettega), sulle plusvalenze e sulla distribuzione relativa di denaro. Andrea Agnelli ha la possibilità di rinunciare o meno alla causa. Qui si capirà quale è la realtà della Juventus, non soltanto in campo.