Orlando e la Rai? Diavolo e acquasanta

Di punto in bianco, Veltroni ha accusato il Cav di autoritarismo putiniano senza però spiegare perché. Stizzoso e scervellato. Peggio è andata a Leoluca Orlando che, sforzando le meningi in un’intervista al Corsera, ha provato a elencare i delitti del novello dittatore. Ne ha individuati cinque, dandosi altrettante zappe sui piedoni.
Per il caudatario di Di Pietro, la prepotenza del Cav è di tipo argentino. Prima zappa: a Buenos Aires c’è un governo di sinistra, ostile a Berlusconi e legato a doppio filo con D’Alema & co.
Secondo Leoluca siamo poi all’anticamera della dittatura perché: a) il Cav non lo vuole presidente della Commissione di vigilanza Rai; b) non elegge il quindicesimo giudice costituzionale; c) governa per decreti legge strozzando il dibattito parlamentare; d) ha abolito le preferenze nelle tenzoni elettorali.
Lascio per ultima la più sfacciata delle pretese: fare dipendere la democrazia dalla sua guida della Vigilanza.
Iniziamo dunque da b), il giudice costituzionale. Contrariamente a quel che dice Orlando, è la sinistra che blocca tutto. Un anno fa si dimise dalla Consulta Romano Vaccarella, giudice in quota Pdl. Logica vuole che il subentrante sia della stessa parte. La destra ha proposto Gaetano Pecorella (o Alfredo Biondi). Ma il Pd esige un uomo suo, Luciano Violante, e punta i piedi. Manda a pallino le sedute in attesa che scada un altro giudice in gennaio per favorire un do ut des: ti do Pecorella, se mi dai Violante. Dunque, la manfrina è di sinistra e Orlando mente.
Punto c), un numero mai visto di decreti legge. Altra falsità. La media dell’attuale governo è di 3,15 decreti al mese. Poco rispetto a quelli di sinistra. Il recordman fu il D’Alema II (1999-2000): 4,14; seguito dal Prodi I (1996-1998): 3,41 e dal D'Alema I (1998-1999): 3,35. All’epoca Orlando dormiva e non se ne è lamentato.
Punto d) le preferenze negate. Non piace neanche a me, ma si fa in Inghilterra e nessuno pensa al fascismo in agguato. Orlando fa il paravento.
Il rifiuto infine di dargli la Vigilanza Rai. Un’ovvietà. In tv, Leoluca ha dato il peggio di sé. Una volta, in una trasmissione di Santoro, accusò di mafiosità il giudice Falcone, propiziandone l’isolamento. Un’altra, fece lo stesso col maresciallo Cc, Antonino Lombardo, che poi si suicidò. Prenda, dunque, atto che non può fare l’arbitro dove ha commesso l’arbitrio e che dargli la Vigilanza sarebbe come affidare a Callisto Tanzi la tutela dei risparmiatori.
Un ultimo piacere: non blateri di democrazia. Non la incarna. Faccia il bravo, si vergogni e taccia.