Ormai c’è rimasta un’Europa senza bandiera

Come come come? Ma è vero che al vertice di Bruxelles è stata cancellata la bandiera europea? Ma non è il colmo?


Diciamo subito che la non ancora sedata rissa di Bruxelles ha sancito la fine di una idea dell’Europa, quella, per intenderci, inseguita da un catatonico Romano Prodi: una patria collettiva (a 27 popoli con la propria storia, tradizioni, lingua) con una comune Costituzione, una comune bandiera, una comune legge e un comune governo. Dopo averla tenuta a lungo fra le nuvole, l’Europa europeista mette dunque la testa a posto (e i piedi per terra). E tanto per non dare luogo ad equivoci e illudere ancora gli europrodiani, s’è stabilito che dallo striminzito Trattato - che sostituirà l’enfatica, ridondante, velleitaria e malandrina abortita Costituzione - sparirà tutto ciò che simboleggiava l’Europa-nazione: la bandiera blu stellata, l’inno («Alla gioia», mica no, di Ludwig van Beethoven), il motto «Uniti nella diversità» e la «Giornata dell’Europa» (9 maggio, San Pacomio, Banban Sapiens e Geronzio di Cervia). L’inno non ce lo suonavano e cantavano mai, forse per via delle parole: «Gioia, bella scintilla divina, figlia degli Elisei, noi entriamo ebbri e frementi, celeste, nel tuo tempio. L’uomo a cui la sorte benevola, concesse di essere amico di un amico, chi ha ottenuto una donna leggiadra, unisca il suo giubilo al nostro!» e non aggiungo altro. Il motto, chi lo conosceva? E la giornata dell’Europa ha sempre lasciato il tempo che ha trovato: alla gente non interessa più quella della mamma, figuriamoci la giornata di Eurolandia. Ma la bandiera, eh, la bandiera basta guardarsi intorno: te la ritrovi ovunque, sola soletta o unita al tricolore. Sarà un bel lavoro toglierle di mezzo e le confesso, caro Torrisi, che non vedo l’ora che inizi l’opera di sgombero.
Dopo averla ben ben ridimensionata non semplicemente abolendone la simbologia farlocca, ma, tanto per fare un esempio, depennando dal futuro Trattato ogni riferimento alla libera concorrenza in difesa, vivaddio, degli interessi nazionali, Tony Blair, eroico condottiero del dipartimento Guastatori&Guastafeste ha dichiarato: «L’Europa ora può andare avanti». E a quelle condizioni anche gli euro scettici o, come è il caso del sottoscritto, euro ostili, dietro. Se poi è vero che il reparto Guatatori&Guastafeste ha posto il veto ad una ventilata «Carta dei diritti fondamentali» (anche questa caldeggiata, va da sé, dal nostro simpatico Prodi) sostenendo che quella che serve è caso mai una bella «Carta dei doveri fondamentali», allora non solo dietro, ma dietro a passo di danza (nella fattispecie, il Ballo Excelsior).