«Ormai è solo una normale influenza»

Se la pandemia arriverà, la gente potrebbe non accorgersene. Chi sarà contagiato dal virus A/H1N1 penserà di aver preso l’influenza fuori stagione. Com’è successo al cinquantenne di Aulla, un paesino vicino a Massa Carrara, che al suo rientro da Città del Messico si è fatto visitare dal medico di famiglia, più per scrupolo che per malessere. Accusava solo dei dolori muscolari, un po’ di tosse, qualche brivido. Ma il tampone gli ha rilevato, a sorpresa, il virus ormai atteso anche in Italia e lui è diventato il paziente numero uno dell’influenza messicana nel nostro Paese. L’uomo non è più infetto, sta benone, è già guarito e non rischia più niente. Però il pericolo è la diffusione del virus nei giorni scorsi. E così è scattata la profilassi e la sorveglianza sui familiari a stretto contatto con il paziente.
La guarigione del primo italiano ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle autorità sanitarie allertate da giorni sul problema influenza A. «Il suo decorso clinico è estremamente benigno sia sotto il profilo dei sintomi che virologico. La punta febbrile massima è stata di 37,2°» ha dichiarato ieri il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, confermando che il paziente era di ritorno dal Messico dopo sei mesi di permanenza.
La situazione è dunque sotto controllo ma il pericolo di una diffusione non è affatto scongiurato. In Italia «abbiamo avuto 21 casi sospetti e 12 sono ancora sotto osservazione», dice Fazio che però avverte: «Ci sarà una progressiva diffusione del virus fino all’estate ma non c’è nessuna preoccupazione perché«l’aggressività dell’H1N1 potrebbe essere in calo. Nei casi occidentali - spiega - si presentano sintomi talmente blandi da far ipotizzare una riduzione di aggressività rispetto al ceppo originario messicano». Lo incalza il direttore generale dell’Aifa, Guido Rasi, che ha garantito «scorte di antibiotici per due mesi» nel caso in cui si profilasse l’ipotesi - attualmente remota - di complicazioni polmonari dovute all’influenza.
Dall’Italia al Messico. Nel paese, epicentro del contagio, si sente meno pressante la morsa del virus. Il ministro della Sanita, José Angel Cordova, ha affermato che l’epidemia è «in fase di stabilizzazione» con i suoi 397 casi confermati.
Negli Stati Uniti, gli ultimi aggiornamenti parlano di 160 casi in 21 stati. Ma dal Centro Usa per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), si pensa che l’influenza potrebbe non essere grave come sembrava pochi giorni fa: alcuni casi che non erano stati diagnosticati subito perché troppo lievi.
Anche in Europa i casi confermati non presentano rischi. Ma dall’Asia arrivano le prime segnalazioni: un malato in Corea, l’altro a Hong Kong dove sono stati messi in quarantena 200 ospiti e 100 dipendenti dell’hotel dove alloggiava il messicano infetto. La Cina ha inoltre sospeso i voli per il Messico.
L’Oms ha intanto rifatto i conti del contagio: 615 malati in 15 paesi. Una dinamica dell’epidemia praticamente raddoppiata nelle ultime 24 ore. Ma il livello di rischio resta a cinque sulla scala di sei dell’organizzazione.