Un ormone svela tutti i segreti dell’adolescenza

Una ricerca americana spiega le cause della cosiddetta «tempesta ormonale» della gioventù

Tutta colpa di un ormone qualunque. Il Thp, nello specifico. È con lui che d’ora in avanti tutti gli adolescenti arrabbiati del mondo se la dovranno prendere.
Loro, nel frattempo, resteranno sempre corrucciati, nervosi, frustrati, complicati, ansiosi, alle prese con il periodo più difficile e delicato da superare, quello da cui - così assicurano psicologi e sessuologi - dipenderà la vita da adulti: l’adolescenza. Un percorso minato: che oscilla dalla pubertà e arriva fino ai 18 anni. Il tempo di emancipazione e di conflitti. Ma da oggi almeno si sa da cosa dipende. Una ricerca americana pubblicata da Nature Neuroscience ha dimostrato che alla base della cosiddetta «età difficile» c’è un funzionamento bizzarro dell’ormone Thp che, se negli adulti viene rilasciato in condizioni di particolare stress, e agisce come un tranquillante calmando l’attività cerebrale circa mezz’ora dopo l’evento scatenante, nella pubertà l’effetto sembra essere esattamente il contrario, e la produzione di Thp aumenta l’ansia.
«La causa di questa inversione nel comportamento dell'ormone - spiega Sheryl Smith, del Suny Downstate Medical Center - si trova in uno dei suoi recettori, chiamato Gaba-A. Nei topi usati come modello abbiamo verificato che una parte del Gaba-A normalmente viene espressa molto poco fino alla pubertà, quando invece aumenta drammaticamente. È proprio questa parte che inibisce l'azione del Thp, aumentando l'attività cerebrale e dando vita agli stati di ansia e stress».
I ricercatori sono riusciti anche a mutare il gene del Gaba-A in modo da «spegnerlo», osservando una diminuzione degli stati di ansia. «Prima della pubertà - continua Smith - non c'è questo effetto, perché la maggior espressione del Gaba-A è dovuta proprio al cambiamento ormonale di questa fase della crescita».
Sembra quasi la soluzione di un giallo. La crisi d’identità, il passaggio dal bambino all’uomo, lo strappo con la famiglia, la ricerca affannosa di un futuro vengono amplificati da un ormone, da qualcosa che si diffonde nel corpo e si scatena nella mente. Questo ormone trasforma il bimbo in un avventuriero, in un giocatore d’azzardo che vuole tutto il piatto e lo vuole subito, in un predatore inquieto, in un amante assoluto. È l’amore adolescente di Romeo e Giulietta, l’ansia del Giovane Holden di Salinger, la Gioventù Bruciata di James Dean. È il tempo delle mele e della rivolta.
Raccontati in un film o in un libro, gli adolescenti restano lì: testardamente chiusi nelle loro stanze, a ritagliarsi mondi paralleli, a sognare un amore perfetto, una vacanza-studio per vivere una vita di gruppo, lontano dalla famiglia, da mamma, papà, fratello, nonni, con cui è impossibile comunicare. Non conoscono le mezze misure gli adolescenti, vogliono, sperano e credono con ogni forza, con ogni atomo; in un I-pod con le canzoni da cui trarre ispirazione a sognare un amore impossibile, per ore. Non sopportano le invasioni, difendono la loro privacy con le unghie e con i denti, devono conservare segreti, ambizioni, aspirazioni, come per un tabù. Gli adolescenti ignorano che anche gli adulti hanno sentito i loro stessi turbamenti, che hanno odiato e amato con la stessa intensità, provato un amarissimo senso di frustrazione, di incomprensione, di solitudine. E i grandi, semplicemente, spesso, se ne dimenticano. E allora si ritrovano ad avere a che fare con un figlio sconosciuto, da prendere con le pinze, con cui non si sa come parlare. Tutto per colpa di un ormone. Questo incredibile Thp, il vero e unico protagonista dell’eterna «questione adolescenziale». Raccontata da Shakespeare e dai suoi eredi.