Ornaghi: «I miei maestri? Miglio e Don Giussani»

Si fa presto a dire Todi. Come se bastasse un passaggio in convento e un fuggevole incontro con i vertici della Cei per arrivare al governo. Il ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, magnifico rettore dell’Università Cattolica dal 2002, ha una storia accademica ed ecclesiale che viene da lontano. Se volessimo usare categorie della politica per definirlo, è un intellettuale da maggioranza Pdl-Lega, caduta a Roma ma ancora in vita nelle terre lombarde, pardon «padane», come le ha definite il professor Ornaghi all’inaugurazione dell’anno accademico appena celebrata il 9 novembre scorso.
Al novantesimo compleanno della Cattolica, festeggiato nel 2011, poco dopo essere stato confermato per la terza volta rettore (ne uscì bastonata Ombretta Fumagalli Carulli), Ornaghi si raccontò a Tempi, rivista di riferimento di Cl. Chi ricorda in modo particolare dei suoi quarant’anni tra i chiostri di sant’Ambrogio? E il rettore, immatricolato a Scienze politiche nel 1967-1968, non ha dubbi: Gianfranco Miglio e don Giussani.
Lorenzo Ornaghi è stato ricercatore e assistente di Miglio, il teorico del federalismo, colui che diede dignità scientifica alle teorie di Umberto Bossi. Don Luigi Giussani, quando il futuro rettore era una matricola di Scienze politiche, era il suo professore di Dottrina morale cattolica. Miglio e don Gius, dice Ornaghi, sono «due docenti straordinari, non solo per me, ma per le successive generazioni di studenti».
Sussidiarietà e federalismo. E poi grande attenzione al rapporto tra etica e vita pubblica, ovvero etica e politica ed etica ed economia, sono il leit motiv dei suoi studi universitari. E Ornaghi tornerà in Cattolica per uno dei suoi primi appuntamenti da ministro della Cultura: lunedì 21 novembre alle 18, in aula magna, l’ex rettore è atteso alla presentazione del libro «La prima politica è vivere», scritto dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, anche lui allievo di don Giussani. Con loro, ci sarà il vicesegretario del Pd, Enrico Letta.
Adesso, dai voli d’alta quota alla politica fino alle decisioni amministrative più concrete, si tratta di capire se il neo ministro Ornaghi concluderà la sua avventura di rettore con le dimissioni. Oppure se ricorrerà a una più prudente aspettativa. Il quotidiano Avvenire venerdì scorso citava anche l’incarico di rettore della Cattolica in un lungo elenco di «posti liberi».
In Università rispondono che il posto è occupato, un rettore esiste già, in base all’articolo 19 dello Statuto. Si tratta del pro rettore vicario Franco Anelli, originario di Piacenza, numero due della Cattolica dall’anno scorso. Ordinario di Diritto privato, è socio dello studio legale del professor Piero Schlesinger, uno dei nomi storici della giurisprudenza della Cattolica (e non solo).
Se Ornaghi fosse stato nominato ministro dell’Istruzione, l’incompatibilità sarebbe stata nei fatti. Con il dicastero della Cultura è diverso e i tecnici, spiegano dalla Cattolica, stanno valutando regolamenti e opportunità.
Resta l’ipotesi di elezioni, che si intersecherebbero con il rinnovo del consiglio d’amministrazione dell’Istituto Toniolo, l’ente garante della Cattolica, presieduto dal cardinale Dionigi Tettamanzi, il cui incarico si conclude nel 2012. È però difficile ipotizzare che un cda in scadenza possa patrocinare elezioni destinate a incidere a lungo sul futuro della Cattolica. Non si escludono nuove sorprese.