Orologi, pendole e «parigine» in Provincia sfilano i bei tempi

Palazzo Isimbardi dal 28 febbraio esporrà i suoi tesori

Gianandrea Zagato

Sono lo status symbol del Settecento, con suonerie che ripetono addirittura i minuti e i mezzi quarti. Preziosi capolavori tramandati sino ai giorni nostri che arricchiscono studi, saloni e anticamere di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia.
Orologi monumentali tra classicismo e romanticismo che la stessa Provincia mette finalmente in mostra: appuntamento fissato per mercoledì 28 febbraio nella sala degli Affreschi di via Vivaio, dove i milanesi potranno apprezzare «quel comune patrimonio artistico e culturale che, con impegno e una vasta opera di valorizzazione conservativa, viene riconsegnato nel suo valore originario». Nota stampa che sintetizza la scelta dell’amministrazione di valorizzare «i suoi beni storico-artistici via via depositati nel Palazzo, come testimonianza di momenti e sguardi diversi» spiega il presidente Filippo Penati nella presentazione del bel catalogo stampa (Skira editore) affidato alle penne di Armando Torno e Caterina Napoleone. Catalogo dove emerge una rilevante collezione di splendide pendolette dette «parigine» - dagli ingranaggi provenienti appunto dalla capitale francese - che nella cornice della sala Affreschi sono esposte in metafisiche torri di vetro.
Torri che rivelano ogni virtuosismo del cesello oltreché l’abilità fantastica dei più celebri maestri artigiani nel realizzare il teatro delle ore offerto da rari orologi d’epoca che la Provincia ha voluto riunire, studiare e restaurare. Come dire: «Una mostra sul tempo e sulle sue molteplici interpretazioni espositive per un tempo nuovo che, restituendo valore allo stesso, ci riconsegni una stagione di valori», chiosa Penati. E mentre marmi e bronzi di eccezionale fattura mostrano gusto e qualità, questa mostra inaugura l’attività culturale della Provincia per l’anno 2006.
Che, anticipano da via Vivaio, ha in serbo un’approfondita e documentaria analisi dei beni di proprietà della Provincia per rilevare e valorizzare anche arredi, sculture e pitture. Patrimonio pubblico che al di là del suo significato stilistico è testimonianza di storia e, aggiunge Penati, «prospettiva di una nuova stagione per questa terra tanto ricca di arte e di tradizioni culturali».