Orologi, storici rintocchi dal 1309

Alcuni sono fermi da anni, molti ancora funzionanti. I loro peggiori nemici sono i fulmini. La cura affidata a orologiai «d’alta quota»

Milano e l’orologio: una amicizia a filo doppio e non da oggi. La storia dei quadranti pubblici meneghini comincia nel 1309 ed è un cronista dell’epoca, Galvano Fiamma, a svelarci che il primo orologio meccanico di Milano fu posto sul campanile di Sant’Eustorgio. Seguì, nel 1336, la collocazione di un altro segnatempo sulla torre della chiesa di San Gottardo in Corte. A differenza di Sant’Eustorgio, l’orologio di San Gottardo (oggi non più esistente) aveva un meccanismo di rintocco che ogni ora risuonava dando così il nome all’attigua via delle Ore. Da allora in poi la diffusione degli orologi meccanici si espande a macchia d’olio in città. Però bisogna arrivare fino al 1875 per imbattersi nel primo quadrante elettrico di Milano: venne sistemato all’angolo tra via Pattari e corso Vittorio Emanuele. Anche di questa testimonianza purtroppo sopravvive solo il ricordo. Resistono bene invece altri quadranti su campanili e facciate di chiese. «Anche se - dice Paolo Novaga, socio di una ditta di Pozzuolo Martesana che si occupa di riparazione, manutenzione e restauro di orologi da torre - oggi questi grossi segnatempo sono tutti elettromeccanici». Dunque niente più giganteschi meccanismi simili a quelli descritti dal regista Fritz Lang nel film Metropolis datato 1926. «Più realisticamente - prosegue Novaga - all’interno della torre campanaria oggi viene piazzato un orologio programmatore computerizzato, detto pilota, che trasmette impulsi al servomotore dell’orologio della torre per produrre il movimento delle sfere nel quadrante». Non per questo gli ex orologi meccanici hanno perso il loro fascino. Ricordiamo tra i molti esistenti, il quadrante in cotto dell’Abbazia di Chiaravalle; quello della romanica Sant’Eufemia; l’orologio dal quadrante azzurro in San Babila. E ancora il seicentesco orologio di Santo Stefano, purtroppo fermo sulle 5 e 30 da anni e con due leoni che pare gli facciano la guardia; i due orologi dei campanili di Sant’Alessandro, uno dei quali fermo e con una sola lancetta e quello, molto originale, sul frontone di San Nazzaro in corso di Porta Romana, dove al centro delle lancette campeggia un volto di Cristo sbalzato nel bronzo. Salvo rare eccezioni sono tutti funzionanti grazie ai pochi orologiai d’alta quota come Paolo Novaga: persone abituate a destreggiarsi in spazi ristretti sulla cima di torri e campanili, tecnici molto richiesti che non soffrono le vertigini, che provano «misteriose emozioni» a riavviare orologi magari fermi da decenni o a riparare e sostituire impianti campanari e relativi meccanismi di rintocco.
I danni più comuni a questi impianti si verificano comunque durante l’estate: «I fulmini - svela il tecnico - sono i veri nemici degli orologi da torre perché bruciano i congegni del servomotore e del quadro elettrico generale». In compenso, una volta riparati, si può star certi che spaccano il secondo: «Circa la metà degli orologi delle chiese milanesi - dice ancora Novaga - è dotata di un sistema di radiofrequenze che riceve l’impulso dagli orologi nucleari di Neuchâtel, in Svizzera, e di Francoforte, in Germania».
Ma in città ci sono anche bellissimi orologi storici «laici». Fra questi l’orologio «neo-industriale» del passaggio Duomo, cassa in ghisa e quadrante bianco, sormontato dagli stemmi della città col biscione. Quello elegante ma quasi invisibile situato sotto la volta trasparente in Galleria prima di sbucare in piazza Duomo. L’enorme quadrante sulla torre del palazzo Giureconsulti purtroppo fermo sulle 12 e 30 da tempo immemore. L’imponente orologio seicentesco situato al piano nobile del cortile dell’accademia di Brera. E ancora il quattrocentesco orologio posto sulla facciata della Bicocca degli Arcimboldi, in viale Sarca. E poi il quadrante azzurro - purtroppo fermo sulle 10 meno 10 - nel cortile di Palazzo Litta detto, appunto, «dell’orologio». E quello progettato dall’architetto Giovanni Muzio in largo Gemelli all’ingresso dell’università Cattolica, nonché il suggestivo segnatempo sulla torre del Castello Sforzesco, ricostruito da Luca Beltrami nel 1908. E infine lo spettacolare orologio Anni Venti che troneggia nel salone degli sportelli ex Cariplo di via Verdi, 8. È enorme, in stile déco, dorato e con i 12 segni dello zodiaco che contrappuntano i numeri delle ore.