Oronzo Canà invita Genoa e Samp al cinema per tifare Longobarda

«A Mazzarri, con Cassano, consiglio il “cucchiaino da dessert” a Gasperini la B Zona con il 5-5-5»

Confesso, quando dall'altra parte del telefono ha risposto Lino Banfi, l'emozione è stata forte. Stavo parlando con uno dei migliori attori della comicità italiana e per di più stavo per affrontare con lui una chiacchierata su Oronzo Canà, su «L'allenatore nel pallone», un film che il vostro cronista ha visto così tante volte, da poterlo recitare a memoria.
Non che ci sia da vantarsene, sia chiaro, meglio sarebbe se sapessi decantare la Divina Commedia. Ma in tanti della mia generazione, classe 1979, sono nati e cresciuti a pane e Longobarda, tanto da convincere Lino Banfi, 24 anni dopo, al sequel di quel film diventato un cult. La storia è quella di un allenatore che si barcamena tra serie B e C che viene chiamato ad allenare una neopromossa in serie A, la Longobarda, che tra mille peripezie riuscirà a mantenere nella massima categoria.
A Genova, dove il derby è quotidiano e su ogni cosa, chi lo racconta non dimentica che nel film uscito nel 1984, fu una vittoria sulla Sampdoria di Bersellini a rilanciare la squadra di Canà verso la salvezza. E mentre il genoano sfotteva il cugino: «Come al solito, anche nei film fate resuscitare i morti», la risposta del doriano era eloquente: «Voi nel film non c'eravate, stavate una categoria sotto la Longobarda».
Domani, esce in tutte le sale liguri «L'allenatore nel pallone 2» con la conferma del cast del primo film e la new entry di Anna Falchi nel ruolo di una giornalista accattivante. Si ripropone di raccontare uno spaccato del calcio italiano. L'emozione di cui sopra si è sciolta in una risata quando Banfi, in apertura di intervista, abbandonando il suo tono serioso mi ha risposto: «Non ti preoccupére, è tutto calcoléto nella mia chepa»".
Un'intera generazione attendeva questo film. Qualche anno fa l'allora allenatore del Genoa Cosmi arrivò in conferenza stampa con la maglietta «5-5-5» schema di Oronzo Canà.
«Ho voluto aspettare per fare crescere la generazione che ha amato questo personaggio. Sergio Martino (il regista ndr) da anni mi chiedeva di realizzare L'allenatore nel pallone 2, ma a me non piacciono i sequel. È stato l'amore della gente a convincermi».
Nel film si racconta un altro calcio rispetto a quello dell'84?
«In quell'epoca il calcio viveva un periodo difficile dopo lo scandalo del calcioscommesse. Oggi viviamo ancora sulla scorta di quanto è accaduto due estati fa. Ora come allora cerchiamo di raccontare una storia rimanendo fedeli alla stretta attualità e Oronzo, al suo ritorno, si fa definire “il detersivo del calcio”, cerca di riportarlo alla sua semplicità».
Oggi in serie A c'è una genovese in più da raccontare. Sampdoria e Genoa con la matricola Longobarda?
«Mi fa piacere ritrovare questa realtà. Amo Genova ed il pubblico genovese. Quando facevo i film “cultureli”, quelli con la Fenech, che parlavano di scuola, venivo spesso a Genova per le prime dei miei film. Nel mio modo di parlare usavo termini come “Porca puttena”, “mi fai arrapere”, “ti vorrei becciere”. Su quest'ultima vedevo i genovesi ridere a crepapelle e pensavo, che fosse il pubblico più affezionato. Anni dopo mi hanno spiegato che “becciere” nel dialetto vostro ha un altro significato».
Questa volta nessuna prima genovese con Lino Banfi?
«Purtroppo no. Mi sono ripromesso di venire a Genova tra qualche settimana e invitare i giocatori di Genoa e Sampdoria, insieme, a vedere il film con me. Tutti a tifare Longobarda, anche il mio amico “Casseno”, un ragazzo d'oro».
Che consiglio darebbe mister Canà a Cassano?
«Non c'è più bisogno di dargli consigli. È diventato intelligente il “raghezzo”. È un fenomeno e gli basta poco per risvegliare gli animi. Quelli dei tifosi doriani gli ha già infiammati, lo so».
Oronzo Canà da veterano della panchina, quale tattica suggerirebbe a Mazzarri e Gasperini per lanciare Sampdoria e Genoa?
«Per Mazzarri, con Cassano, direi di adottare il metodo “cucchiaino da dessert”. Con un attaccante che gioca un po’ storto e va dalla destra alla sinistra. Oppure alla lisca di pesce. Questi sono metodi che fanno parte del mio linguaggio, può essere che Cassano li capisca al volo. Per il Genoa starei più sul tradizionale, Gasperini è offensivo e gli proporrei la B Zona, il classico 5-5-5».
Nel cast c'è anche Buffon, portiere della nazionale e tifoso del Genoa.
«Buffon e non solo, anche Del Piero, Toni, Totti e molti altri. Tutti si sono resi disponibili a recitare una parte»
Nel primo film la dea ispiratrice di Canà era Liedholm ed il suo «self control». Qual è la musa dell'allenatore della Longobarda nel 2008?
«Marcello Lippi, un'altra vecchia conoscenza blucerchiata. Ci sono immagini del film in cui contemplo la sua foto, è il mio maestro. L'unica cosa che mi fa “incazzere” è che lui ha i capelli e io no».