Un orrendo rogo su cui calò il silenzio

Nella notte del 16 aprile 1973, alcuni aderenti all’organizzazione extraparlamentare di sinistra Potere Operaio, versarono una tanica di liquido infiammabile sulla porta dell’appartamento di Mario Mattei, a Primavalle. Mattei era il segretario della «sezione Giarabub» del Movimento Sociale. Divampò un incendio che distrusse rapidamente l’intero appartamento. Mentre gli altri familiari riuscirono a salvarsi, due dei figli di Mattei, Virgilio di 22 anni e Stefano di 8 anni, morirono carbonizzati. Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione. Le indagini coinvolsero subito esponenti della sinistra extraparlamentare, in particolare vennero indagati i movimenti collegati a Potere Operaio, la cui dirigenza si difese parlando di «montatura poliziesca». Il 18 aprile 1973 fu arrestato Achille Lollo come presunto responsabile. Nel frattempo vennero fatti, da sinistra, numerosi tentativi di depistaggio. Fu redatto un opuscolo denominato Controinchiesta, in cui la responsabilità dell’incendio fu attribuita a una faida interna alla destra. Il tentativo di dirottare l’inchiesta fu seguito da una campagna stampa mirante a minare la credibilità dei Mattei. Al di fuori del Tribunale di Roma, mentre si svolgevano le udienze del processo, ci furono violente manifestazioni. In un clima fortemente politicizzato i giudici assolsero in primo grado i tre imputati (Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo) nel 1975. In secondo grado, invece, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Lollo, riparò in Brasile. Manlio Grillo, si era già rifugiato in Nicaragua grazie alla complicità di Oreste Scalzone. Marino Clavo tuttora non risulta rintracciabile. La pena è stata dichiarata estinta dalla Corte di Appello di Roma, per prescrizione.