Orrore nell’asilo sequestrato, ucciso un bimbo

Due banditi morti, quattro catturati: sembra abbiano agito sotto l’effetto di droghe. Chiedevano 30mila dollari, armi e un furgone

Maria Grazia Coggiola

da New Delhi

È stata forse una banda di criminali sotto l’effetto di droghe a seminare il terrore ieri in una scuola internazionale nei pressi di Angkor Vat, il famoso sito archeologico nel nord ovest della Cambogia. Di sicuro l’assedio durato sei ore poteva trasformarsi in un’orrenda strage. I sequestratori hanno ucciso un piccolo canadese di 3 anni, con un colpo di arma da fuoco alla testa. «Piangeva troppo, così lo abbiamo eliminato» hanno detto i sequestratori catturati dalla polizia e interrogati ieri sera. La stessa sorte poteva capitare agli altri 28 bambini stranieri, tra cui anche un italiano, presi in ostaggio, ma per fortuna sono stati liberati durante il blitz lanciato dalle squadre speciali cambogiane. È stata una delle peggiori giornate per la Cambogia, una nazione che a fatica sta cercando di uscire da decenni di guerra civile e che finora era stata risparmiata da attacchi terroristici contro civili innocenti. È un brutto colpo per il turismo concentrato proprio sui templi di Angkor Vat, simbolo del regno Khmer e famosa meta di vacanza per migliaia di visitatori da tutto il mondo.
L’assedio ha tenuto con il fiato sospeso decine di genitori e le unità di crisi di una quindicina di Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Giappone, oltre naturalmente alla Farnesina. La scuola internazionale, che sorge a Siem Reap, era frequentata da circa 70 scolari tra i 2 e i 6 anni, tutti figli di stranieri che lavorano nei numerosi hotel, ristoranti e agenzie turistiche della città che sorge a una decina di chilometri da Angkor Wat, famoso anche per alcune scene del film Lara Croft: Tomb Raider.
Erano le 9.30 quando un gruppo di sei malviventi armati sono entrati nel complesso scolastico. Secondo quanto dichiarato dal primo ministro Hun Sen sarebbero state «guardie di sicurezza privata che lavoravano nella scuola», un tesi però non confermata dalle testimonianze di alcuni insegnati.
Appena entrati i sequestratori hanno preso in ostaggio due classi con circa 70 bambini, ma ne hanno liberato la metà dopo poco tempo. Sono rimasti quindi asserragliati un’aula con una trentina di scolaretti iniziando una drammatica trattativa con la polizia schierata all’esterno. Hanno chiesto come riscatto la somma di mille dollari, alcuni mitragliatori e un furgone per scappare verso il confine con la Thailandia. Poi però avrebbero alzato la posta chiedendo 30mila dollari, bombe a mano e altre armi. Sono state ore di panico per i bambini, sotto la minaccia delle armi, e di terrore per i genitori disperati che aspettavano al cancello.
È probabilmente a quel punto che uno dei sequestratori ha ucciso il piccolo canadese «perché piangeva troppo» e ha minacciato «di uccidere gli altri compagni di classe uno a uno». Dall’ambasciata canadese però, fino a ieri sera, non era ancora giunta conferma.
Di fronte alle minacce, le autorità cambogiane avrebbero quindi acconsentito, il denaro è stato consegnato da una finestra e un minibus guidato da un poliziotto è arrivato di fronte all’ingresso. Prendendo con sé quattro bambini i sequestratori sono entrati nel veicolo. In quel momento è scattato il blitz di alcune squadre speciali, in maglietta bianca, che hanno fatto irruzione sparando in aria. C’è stata una grande confusione, hanno raccontato i genitori. Alcuni di loro, come il padre di Paco Rusconi, ne ha approfittato per entrare e portare via il figlio. Alcune immagini riprese dalle televisioni mostrano le teste di cuoio cambogiane che accompagnano i bambini fuori e genitori in lacrime che li riabbracciano.
«La vicenda si è conclusa e abbiamo arrestato quattro banditi, di età tra i 22 e 25, provenienti dalla regione sudorientale di Kandal» ha dichiarato il vice comandante della polizia militare provinciale, Prak Chanthoeun. Altri due sono rimasti uccisi. I banditi non sarebbero però ancora stati identificati. Forse solo allora si capiranno le motivazioni. Potrebbero far parte della criminalità comune, molto diffusa in Cambogia, dove il conflitto civile ha lasciato in eredità una situazione di caos e di povertà estrema

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