Orsi, lupi e volpi: Roma bioparco naturale

Gian Piero Milanetti

Nell’hinterland della Capitale, vivono animali rari come gatti selvatici, lupi, orsi e «alieni» come i visoni americani. A ridosso del Raccordo anulare pascolano cervi e caprioli e, in parchi storici, come Villa Ada, prosperano conigli selvatici e volpi. Lo rivela il primo «Atlante dei mammiferi della provincia di Roma». «Una tale ricchezza di fauna si spiega con l’estensione del territorio, con la grande varietà degli ambienti e con la presenza di animali esotici liberati dalle gabbie e ambientatisi nei parchi cittadini» spiegano i due autori, il biologo Giovanni Amori e il naturalista Corrado Battisti. «L’atlante - spiegano i due studiosi - servirà per una corretta gestione e pianificazione del territorio, anche al fine di individuare aree da destinare a parco». La pubblicazione riporta oltre 40 (sulle 104 presenti in Italia) specie di mammiferi terrestri, dai minuscoli toporagni ai cervi. Il più raro è certamente l’orso marsicano. «Questo plantigrado - spiega Giovanni Amori, dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle Ricerche - è presente in pochi esemplari che, in alcuni casi, fanno la spola tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Regionale dei Simbruini». Pochi anni fa, un esemplare erratico fu avvistato più volte nel Parco dei Monti Lucretili, alle spalle di Tivoli. Più diffuso, anche se ancora vittima di avvelenamenti e caccia di frodo, l’animale simbolo di Roma: il lupo. «Il più grande predatore italiano - spiegano gli autori - ha una distribuzione abbastanza ampia nella provincia. È presente sui monti Simbruini, sui Lepini e ci risulta una popolazione stabile anche sui monti della Tolfa». Il lupo, poi, effettua rapide incursioni anche sui Monti Ruffi e Prenestini. Ma a colpire di più è la ricchezza di fauna dei parchi storici romani e il ritorno di cervi ai confini della Capitale. L’atlante registra, a Roma, ben 37 specie di mammiferi. «A Villa Ada, ad esempio, ci sono colonie di conigli selvatici, favorite dal suolo, morbido da scavare - dice Amori -. Una presenza, questa, di notevole importanza, se si pensa che questi animali (di origine iberica e nord-africana) nel resto della città e nella cinta periferica non ci sono». I conigli di Villa Ada, però, devono guardarsi dalle volpi, forse i mammiferi più diffusi nella Capitale (esclusi i topi), che entrano in città, come gli istrici, lungo i binari della ferrovia e gli argini di Tevere e Aniene. «Tra l’Appia Antica e la Cassia, dove sono ancora presenti boschetti, sugherete, querceti e coltivi, vive la volpe. Questo mammifero opportunista è presente all’Insugherata, all’Acquafredda, nella Tenuta dei Massimi, all’Infernaccio, alla Pisana, al Portuense e fa puntate, perfino, al Villaggio Olimpico e a Palazzo di Giustizia, su piazzale Clodio». Ancora più sorprendente, il ritorno di cervi, sterminati in epoca storica. «Nel Parco di Decima Malafede, che confina con il Gra e la via Pontina - spiega ancora Battisti - c’è ancora qualche esemplare introdotto negli anni Ottanta dall’Ufficio caccia della Provincia e poi, in gran parte catturati di nuovo, quando questi ungulati hanno cominciato a rappresentare un pericolo di incidenti sulle strade». A Decima Malafede, inoltre, vivono e si moltiplicano decine di daini, insidiati dai bracconieri che ogni anno - come denuncia Romanatura - ne uccidono una cinquantina. Un branco di daini vive anche nella Riserva della Marcigliana, tra la Bufalotta e il comune di Mentana. In questo parco, a ridosso del Gra, tra aziende agricole e discariche, sopravvive una ventina di ungulati (di cui uno albino), discendenti da una coppia fuggita anni fa da una vicina tenuta di caccia. «Questi animali però non appartengono alla nostra fauna, procurano dei danni e andrebbero eradicati e sostituiti magari con una specie italica, come i caprioli». Anch’essi scappati da un recinto dell’azienda faunistico venatoria di un principe, sono i mufloni che vivono al Sasso, nella zona di Furbara e Bracciano. «Ma sono troppo pochi per riprodursi - fa notare Amori - e, anche questi, non sono originari della nostra fauna: sono di origine mediorientale». Tipicamente italiani, invece, i caprioli reintrodotti sui monti Lucretili. Questi piccoli cervidi hanno «attecchito» bene e non è raro avvistarli sul monte Catillo, alle spalle di Tivoli.