Da «Osaka» il sushi è buono e... bravo

A leggere il New York Times, nella Grande mela i gourmet più attenti si sarebbero stufati dei sushi e avrebbero scoperto quanto è buono il lardo che, solo a nominarlo, specie se di Colonnata, in Italia rischi di farti ridere dietro.
Di certo, all'ombra della Madonnina l'onda lunga delle polpette giapponesi di riso e pesce non ha esaurito il suo movimento e strega ancora sempre più persone tanto da essere diventato una presenza fissa nel panorama delle insegne golose.
Il problema sta nella sicurezza del «fresco», oltre che nell’abilità dei sushimen che, se sono cinesi riciclati, non hanno nel loro dna questa cucina.
Ben venga quindi Naoko Aoki, titolare del miglior giapponese del capoluogo, l'Osaka in corso Garibaldi, che si sviluppa su due livelli tra via Palermo e largo La Foppa. Bisogna armarsi di pazienza per capire bene il menù, che va ben oltre sushi e sashimi.
Le proposte spaziano lungo un arco molto vasto: cernia bianca alghe e uova d'aringa, polpo marinato con salsa di senape, lonza di maiale cotta nelle foglie di bambù, manzo e udon (tagliatelle) brasati con salsa di soia. Nel luglio 2003, proprio all'Osaka si costituì l'Associazione italiana ristoratori giapponesi.
In città ne avevano contati 54 ma solo undici, ricorda Naoko Aoki, «sono da considerare puri, in quanto unicamente loro continuano la vera tradizione culinaria avendo alle dipendenze personale giapponese, preparato e diplomato nelle migliori scuole o cucine del Giappone». Splendida iniziativa e splendido l'ultimo punto dello statuto: «Rientra nella moralità commerciale del ristorante che intende associarsi, impiegare personale in regola, rispettare le leggi in materia di lavoro e igienico-sanitario, sicurezza e le norme tributarie e fiscali».
OSAKA, corso Garibaldi 68 a; Tel. 02 29060678; sempre aperto; prezzo medio 50 euro, la metà a pranzo.