Gli Osama a Milano? Sono 107

Far saltare in aria un centro commerciale, avvelenare l’acquedotto della città, assaltare le caserme dei carabinieri e della polizia, a Milano e in Brianza. Non erano solo le farneticazioni da esaltati, i piani terroristici dei due marocchini arrestati martedì con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo islamico e concorso esterno ad Al Qaida.
Agli atti delle indagini su Rachid Ilhami e Abdelkader Gafir ci sono i download telematici delle istruzioni per la fabbricazione di ordigni, e le intercettazioni telefoniche su «tonnellate di esplosivo», «bombole del gas» e attentati suicidi contro le ambulanze. Inoltre, a confermare le simpatie filoterroriste dei due per le imprese di Bin Laden, restano i discorsi di Rachid, che da genitore premuroso già indottrinava il figlio di due anni sulle virtù del «principe del terrore», e si compiaceva: «Che bel bambino. Diventerà come lo zio Osama». Gli aveva insegnato a chiamarlo così. Per rafforzare l’auspicio, Rachid aveva dato all’altro figlio, di pochi mesi, il nome del «ricercato numero uno»: Osama.
E a giudicare dai dati in possesso dell’Anagrafe cittadina, Rachid non è l’unico estimatore di Bin Laden a Milano: sono 107 oggi, in città, gli Osama. Più di cento persone portano il nome dell’uomo che è conosciuto come il nemico giurato dell’Occidente. E che - conosciuto, soprattutto nel mondo musulmano - lo è da più di 10 anni, prima ancora dell’attentato alle Twin towers. Un numero che fa impressione. Intanto come dato sociologico, se si pensa che la diffusione del nome Osama a Milano è un fenomeno recente, che coincide con l’ondata migratoria di quest’ultimo decennio, o poco più. Eppure, quanto a diffusione, in pochi anni Osama ha bruciato le distanze dal nome milanese per antonomasia come Ambrogio, che ormai portano solo 321 persone. Ma non è solo una riflessione «sulla città che cambia», quella che suggeriscono i dati degli uffici comunali. Il dato davvero impressionante è quello degli Osama che sono nati dopo l’11 settembre: sono dieci solo a Milano. Non è compreso il figlio di Rachid, che risiedeva a Giussano. Dieci bambini - ovviamente del tutto innocenti - che i genitori hanno voluto fin dal nome, fin dalla nascita, «consacrare» alla jihad. Pare davvero difficile infatti pensare una scelta che ignori o trascuri quell’11 settembre che è, non solo per gli Usa, una data scolpita nelle coscienze del mondo intero. Che i due marocchini, indagati con altre otto persone, non fossero due cani sciolti, lo ha confermato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni «Panorama del Giorno». I due presunti terroristi non erano «due cani sciolti scollegati da tutto», ma «probabilmente» ci sono collegamenti tra gli arrestati e qualche realtà terroristica più grande.