Osama minaccia Parigi: «Un’ingiustizia proibire il velo alle nostre donne»

Con un nuovo messaggio audio, che i servizi segreti di Parigi hanno convalidato come «autentico», Osama bin Laden è tornato a farsi vivo: questa volta ha scelto come destinatario delle sue minacce la Francia, Paese impegnato militarmente in Afghanistan e determinato con le sue leggi a impedire in patria abusi da parte degli integralisti islamici, come l’imposizione del velo alle donne.
Il messaggio, diffuso ancora una volta tramite la compiacente televisione satellitare pan-araba Al-Jazeera, fa diretto riferimento al rapimento di cinque cittadini francesi avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 settembre scorsi nel deserto del Sahara in territorio del Niger e lo collega alla politica del governo francese verso il mondo musulmano, definita ostile.
«Il rapimento dei tecnici francesi avvenuto in Niger - scandisce nel suo messaggio lo sceicco saudita, del quale mancano immagini ormai da anni - è la nostra risposta alla tirannia della Francia nei confronti dei musulmani». Poi Osama bin Laden si lancia in uno dei suoi tipici minacciosi “pistolotti”, nei quali si atteggia a rappresentante dell’intero mondo islamico: «Non potete essere complici - dice enfaticamente - dell’occupazione dei nostri Paesi e dell’uccisione delle nostre donne e dei nostri bambini e poi chiedere di vivere in pace e sicurezza... Se ritenete che sia vostro diritto vietare alle nostre donne di usare il velo non pensate che sia nostro diritto cacciare i vostri invasori dai nostri Paesi?».
Poi il capo di Al Qaida passa alle minacce dirette, proponendo alle autorità francesi un’unica strada per evitare violenze dirette contro il loro Paese. «La giustizia è semplice - spiega lo sceicco -: come voi uccidete anche noi uccidiamo, come voi ci arrestate anche noi vi facciamo prigionieri e come voi mettete in pericolo la nostra sicurezza anche noi lo facciamo con voi. L’unica soluzione è il vostro ritiro dall’Afghanistan e dalla guerra cominciata da Bush contro di noi. È questo il modo per garantire la vostra sicurezza».
Bin Laden chiude precisando meglio cosa intende per ritiro: «È tempo che sia posta fine all’occupazione diretta e indiretta. La Francia deve trarre la lezione dagli Stati Uniti, che a causa della guerra sono sull’orlo di un fallimento».
L’opinione di Osama bin Laden, fatti i doverosi distinguo, è in certo modo condivisa da Mikhail Gorbaciov. L’ultimo leader sovietico, che oggi ha 79 anni, ordinò nel 1989 il ritiro delle truppe di occupazione del suo Paese dall’Afghanistan. «Gli Usa non hanno alternativa al ritiro, perché una vittoria lì è impossibile - ha detto Gorbaciov -. Negli anni Ottanta gli americani addestrarono militanti, gli stessi che oggi terrorizzano il Paese. C’è il rischio di un altro Vietnam, neanche dispiegare mezzo milione di soldati servirebbe».
Contro questa analisi sembra esserci l’ipotesi di una partecipazione russa alla missione Nato in Afghanistan, di cui il presidente russo Dmitry Medvedev dovrebbe discutere con il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen il prossimo 5 novembre a Mosca. Si parla della concessione di elicotteri russi all’esercito afghano, dell’addestramento di piloti afghani in Russia e di un contributo nelle operazioni anti-narcotici. Fonti Nato smentiscono però questa indiscrezione pubblicata da giornali britannici. Non rimane che attendere sviluppi.