Osama segreto: Viagra, Pepsi e Nesquik Il nemico dell’America vittima dei vizi d’America

Trapelano segreti su Bin Laden: il leader dell’integralismo islamico condannava i "peccati" occidentali ma coltivava marijuana. Si riempiva il frigo di Pepsi, faceva colazione con il Nesquik e digeriva la cena tracannando Coca Cola

«Gli americani amano la Pepsi Cola, noi la morte». Se sono ancora vivi si guardano bene dal ripeterlo. La frase, pronunciata da alcuni talebani dopo l'11 settembre, fa il giro del mondo, diventa lo slogan simbolo dello spirito di sacrificio dei guerrieri di Al Qaida. Vagli ora a spiegare che il loro capo si riempiva il frigo di Pepsi, faceva colazione con il Nesquik e digeriva la cena tracannando Coca Cola. Roba da non crederci se a raccontarla non ci fosse Anjum Qaisar, il pizzicagnolo di fiducia di Akbar e Rashid Khan, gli scagnozzi pakistani che ad Abbottabad facevano spesa per il grande capo con moglie e prole. Certo un po' risentiti lo saranno anche i figli. Almeno quelli come Omar, che non hanno seguito papà Bin nell'ultimo rifugio.

Nel libro scritto a quattro mani con mamma Najwa, prima moglie di Osama, Omar descrive un padre severo e austero, una spartano da salotto pronto a distribuire scappellotti a chiunque chiedesse bibite gassate, acqua di frigo o stanze con aria condizionata. Per il povero Omar, sofferente di asma, eran guai solo ad implorare gli aerosol prescrittigli da un medico di famiglia ancora asservito alle credenze occidentali. Vagli ora a raccontare che l'inflessibile papà si tingeva la barba prima di sproloquiare al mondo, riguardava le proprie registrazioni televisive con la partecipazione di un narciso a 16 noni e brindava a sciroppo d'avena, meglio conosciuto come viagra del contadino, prima di bussar al talamo della moglie bambina.
Del resto la carne è debole. E nulla lo dimostra meglio dei vizietti dell'inflessibile capo di Al Qaida. Lui l'abitudine di predicar bene e razzolar male la coltiva fin dai tempi delle vacanze di famiglia nella Svezia del 1971. Bin, allora, ha solo 13 anni eppure la Polaroid di una sfavillante Chevrolet rosa con sopra un'allegra tribù di zazzere e camicie infiorate ricorda più l'istantanea di una band in fuga dall'isola di Wight che non l'immagine di una morigerata famiglia saudita. Tra ideali e vita reale di un capo che predica la purezza dell'era del Profeta e la sacra castità salafita c'è da sempre, insomma, un bell'oceano. E i fiumi di Coca, Pepsi e Nesquik passati dal covo di Abbottabad non fanno che alimentarlo.

Gli americani si consolino. Contribuendo al fatturato di Pepsi e Coca, Mister Terrore regalava, in fondo, un po' d'ossigeno alle casse di un’America costretta a dilapidare per spedirlo a perpetuo riposo più di 3mila miliardi in 15 anni. Ma l'amore per le bevande simbolo del degrado occidentale è poca cosa rispetto all'insana passione per Whitney Houston. Pur di portarsi a letto quell'icona della degenerata ed eretica musica occidentale, il paladino dell'islam era pronto a giocarsi le proprie fortune. E a farle secco il marito. A ricordarcelo in «Diario di una ragazza perduta» è Kola Boof, una poetessa sudanese orgogliosa di esser stata la schiava da letto di un «caliente» Osama e di averne scoperto, tra sussurri e baci, le più inconfessabili bramosie sessuali. Bramosie perniciose visto che Bin era pronto a ordinare l'uccisione di Bobby Brown, ignaro ed innocuo marito di Whitney. Salvo poi consolarla con una dote miliardaria, convertirla e prendersela in sposa. Che sulla coerenza del signor «Odio l'Occidente» non ci fosse da scommettere l'avevano capito anche i tifosi dell'Arsenal quando - a Torri cadute - scoprirono che il capo di Al Qaida era uno sfegatato frequentatore di Highbury, vecchio stadio santuario della squadra londinese.

Era successo negli anni 90 quando l'apprendista sceicco in trasferta londinese passava le giornate nelle tribune della squadra preferita. Del resto per quattro calci al pallone il devoto Bin Laden calpestava persino il Corano. Succedeva all'università quando nel dopo partita, ricordano amici e compagni, distribuiva merendine persino durante il sacro digiuno del Ramadan. Ma che sarai mai l'incoerenza? A cancellarne il ricordo basta, in fondo, una bella canna di marijuana. Quella coltivata a siepe, racconta Nic Robertson inviato della Cnn ad Abbottabad, tutt'intorno al giardino del «signore del terrore». E del fumo.