Oscar, i fratelli Coen in trionfo: 4 statuette

"Non è un paese
per vecchi" è il miglior film: Coen premiati anche per regia
e sceneggiatura non originale. Day-Lewis miglior attore per "Il petroliere". Miglior attrice è Marion
Cotillard (<em>nella foto</em>) per &quot;La vie en rose&quot;. <a href="/a.pic1?ID=243875" target="_blank"><strong>Due Oscar all'Italia</strong></a>

Roma - I fratelli Coen trionfano agli Oscar. Il loro "Non è un paese per vecchi" vince quattro statuette tra cui miglior film. Joel ed Ethan Coen vincono anche il premio per regia e sceneggiatura non originale. Javier Bardem conquista l’Oscar come attore non protagonista. A Daniel Day-Lewis, invece, la statuetta per miglior attore protagonista per ’Il petrolierè. Miglior attrice è Marion Cotillard, per la toccante interpretazione di Edith Piaf ne "La vie en rose". Ma è il cinema europea il vero protagonista di questi Oscar, la sorpresa inattesa.

"Non è un paese per vecchi" di Ethan e Joel Coen che ha vinto ben quattro Oscar stanotte al Kodak Theatre (film, regia, sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista a Javier Bardem) era già stato in concorso a Cannes nel 2007 senza però vincere nulla. Allora i due registi parlarono di questa storia di frontiera, a metà tra western e thriller, come di un lavoro non politico, nè nostalgico: «Non era comunque nelle nostre intenzioni. Non è mai con questo spirito che affrontiamo le nostre storie». E riguardo al personaggio interpretato da Tommy Lee Jones (Bell), uno sceriffo non più giovane che non riesce proprio a capire come ormai tutto sia diventato droga e cieca violenza sulla frontiera che separa Texas e Messico, Ethan Coen spiego: «Più che essere un personaggio nostalgico, Bell è un uomo che invecchia e così vede le cose sempre in maniera più pessimistica».

Solo alla fine i due fratelli, sempre a Cannes, riconobbero di essere andati oltre i loro standard: «È vero - dissero -, forse è il film più duro che abbiamo mai fatto». Tratto dal romanzo omonimo di uno scrittore di culto come Cormac McCarthy, cantore di un ovest americano nel caos e senza più valori, il film, ambientato nel 1980, racconta le disavventure dell’ex veterano del Vietnam Llewelyn Moss (Josh Brolin). Il poveraccio si trova per puro caso in una zona deserta in cui c’è stata una resa dei conti tra trafficanti di droga che ha lasciato sul campo una dozzina di cadaveri. Lì trova anche una borsa piena di soldi (2 milioni di dollari) che lo renderà involontario oggetto di una caccia, piena di sangue e morti, da parte di due personaggi che più diversi non potrebbero essere. Ovvero il piu tradizionale degli sceriffi, Bell, e Anton Chigurh (interpretato da uno straordinario Javier Bardem) un autentico psicopatico, armato di bombola a pressione, fucile a pompa e anche di una ferocia surreale piena di involontaria ironia.

Insieme a questo trio di uomini che si danno la caccia sulle rive del Rio Grande, anche due personaggi femminili: la moglie determinata e concreta di Moss (Kelly Macdonald) e quella dello sceriffo Bell, Loretta (Tess Harper) anche lei donna piena di buon senso sulla quale l’anziano poliziotto non manca di contare. «Del libro di McCarthy - dissero i due registi - ci ha attirato proprio la specificità dei personaggi, perfetti per entrare in una sceneggiatura cinematografica. E poi nel libro c’è anche dell’umorismo nero, che abbiamo cercato di rispettare cercando di non stravolgerlo più di tanto apportando il nostro marchio». Comunque, riconobbero i Coen «non abbiamo potuto mettere nel film tutti i personaggi del libro, a cui abbiamo cercato comunque cercato di attenerci il più possibile. Ci sono parti rimodellate o tagliate come, ad esempio, le considerazioni filosofiche dello sceriffo che occupano più di un capitolo». Anche il titolo è perfetto secondo i Coen: «Parla della visione del mondo di Bell, della sua prospettiva sul tempo che passa, sul fatto che invecchia, sulle cose che cambiano».