Oscuro rapimento targato Cia

Jake Gyllenhall e Reese Whiterspoon protagonisti dell’avvincente spy story di Gavin Hood tratta da un fatto vero

Rendition - Detenzione illegale (ma meglio sarebbe «Rapimento») di Gavin Hood evoca nella finzione un fatto dei tanti, per lo più rimasti senza eco, degli ultimi sei anni. Nella realtà ne è noto uno più degli altri: accadde a Milano, quando la Cia rapì Abu Omar, portandolo in Egitto, dove fu torturato dalla polizia locale e poi rilasciato. Differenza fra questo episodio e quello del film? A Milano e al Cairo c'erano magistrati con qualche potere; non nell'imprecisato «Nord Africa» di Rendition. Dunque qui inquisitore, torturatore e liberatore di un egiziano (Omar Metwally), immigrato negli Stati Uniti, è sempre e solo un agente della Cia (Jake Gyllenhall). Il caso poi esploderà sulla stampa americana, perché la moglie (Reese Witherspoon) del malcapitato, cittadina degli Stati Uniti, s'è rivolta al portaborse (Peter Sarsgaard) di un senatore (Alan Arkin), rivale della funzionaria della Cia (Meryl Streep) che autorizzò il rapimento di Stato. Morale: giustizia c'è per gli stranieri che hanno un santo in paradiso.
Gavin Hood, autore di Tsotsi (premio Oscar), è sudafricano, quindi ha cultura inglese. E infatti nel suo film, denso e teso, coerente e misurato, non ci sono né buoni, né cattivi. Gli antagonisti hanno pari dignità di nemici, sono sullo stesso piano etico e politico. Basterebbe questo perché Rendition auspichi l'incontro, non lo scontro di civiltà.
Per trovare un film di spionaggio a questo livello, senza assurdità da 007, occorre risalire a Syriana di Stephen Gaghan; o, prima dell'11 settembre 2001, a Spy Game di Tony Scott. Meno complesso di loro, Rendition è quindi più efficace.

RENDITION di Gavin Hood (Usa, 2007), con Jake Gyllenhall, Reese Witherspoon. 122 minuti