Via Oslavia, dopo 6 anni è ancora un cantiere

Michela Giachetta

A Roma si sa quando si parte, ma non quando si arriva. Questa regola non riguarda solo il traffico e la mobilità. Spesso vale anche per i cantieri. Come quello di via Oslavia, che è ormai una questione infinita. Sono ormai anni che i residenti di via Oslavia protestano contro il Piano urbano parcheggi (Pup) del Comune datato maggio 2000.
Il cantiere in quella strada è stato aperto ormai 6 anni fa, quando l’amministrazione stipulò una convenzione con la ditta Oslavia srl, per la costruzione di 300 box auto su due piani interrati. Ma la fine dei lavori è ancora lontana. Oggi ci sarà l’ennesima udienza davanti al giudice del Tribunale civile. I periti saranno chiamati dal magistrato a rispondere ad alcuni quesiti relativi alla messa in sicurezza del quartiere. Per Fabrizio Panecaldo, delegato del sindaco al Pup, «sarà un’udienza decisiva». La pensa in maniera diversa Lorenzo Quadri, l’avvocato del comitato formato dai cittadini di via Oslavia: «Macché udienza decisiva. Il giudice semplicemente si limiterà a dare formalmente l’incarico ai periti di rispondere a determinati quesiti, individuati da un’apposita commissione». «Quelle domande - continua Quadri - sono state formulate dopo la presentazione, da parte della ditta Oslavia srl, di un quinto progetto. I periti, dopo aver preso atto delle domande, avranno bisogno di tempo per poter rispondere in maniera corretta, verificando il rispetto di tutti i parametri. Verifica che verrà sottoposta al giudice in un’altra udienza. Ci sono ancora tempi lunghi prima della conclusione della questione». «Si tratta di un parcheggio che non è mai stato accettato dai cittadini - dichiara Rosita Torre, consigliere del Gruppo Misto del XVII municipio, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio -. E poiché Veltroni dice che bisogna fare i parcheggi solo dove vogliono i cittadini, dovrebbe fare un passo indietro». Il Comune di passi indietro, invece, sulla questione non ne ha mai fatti, anche se gli abitanti di via Oslavia a quel cantiere hanno sempre detto no. Nel 2001 il comitato raccolse 4mila firme di protesta e ricorse alla magistratura «per danno temuto ». La prima fase del procedimento cautelare davanti al Tribunale si concluse con un’ordinanza del giudice che vietava la continuazione dei lavori. La Oslavia srl presentò ricorso, portando davanti alla magistratura un ulteriore progetto. Oggi siamo giunti al quinto progetto presentato. Nel frattempo la guerra legale approdò al Tar, che diede ragione ai cittadini. Ma il Comune fece ricorso al Consiglio di Stato e vinse. «Il Consiglio di Stato - spiega Quadri - non entra nel merito della questione, si limita a verificare il rispetto delle procedure». Fece capolino anche la Corte dei conti per l’ipotesi di danno urbanistico. I cittadini hanno sempre continuato la loro battaglia, a loro spese. «Sono stati consumati fino ad oggi dagli abitanti di via Oslavia più di 100mila euro per le spese legali - dichiara La Torre -. Il Comune ha un’avvocatura che si occupa di queste cose. I cittadini, invece, devono provvedere da sé». Oltre alle spese vive, vi è anche il danno per i commercianti della zona, la preoccupazione costante per la stabilità dei palazzi, la difficoltà di vivere in una zona dove vi è un cantiere aperto da anni. «Vorremmo sapere quando finirà questa storia», dichiara la Torre. Ma a Roma, spesso, si sa solo quando si parte.