Da ospedale storico a ristorante sul Corso

Eccolo l’atteso piano di riconversione del San Giacomo. L’ex ospedale al centro di Roma chiuso da Marrazzo a fine ottobre, secondo il progetto che sta per essere ultimato dagli uffici commissariali della Regione assieme ai tecnici del ministero del Welfare, avrà una destinazione più sociale che sanitaria. Tante le proposte messe nero su bianco per dare di nuovo vita all’enorme struttura. Tutta da verificare la loro realizzabilità. Al punto che molte di esse pare siano state già accantonate.
È prevista una casa dei risvegli per casi di coma prolungati, il trasferimento nel nuovo San Giacomo delle attività poliambulatoriali di via Canova, un centro diurno di Alzheimer, una casa famiglia per disabili, servizi di assistenza per disagiati mentali, ma anche una serie di attività non sanitarie, come laboratori di ceramica, di stampe d’autore e di cucito per garantire un supporto all’attività di recupero. E non è tutto. Al piano terra verrà realizzato anche un ristorante-bar al servizio di pazienti, visitatori e operatori, che provvederà anche al vitto dei ricoverati, ma che sarà aperto anche all’esterno. A chiunque si trovi a passeggiare nel Tridente, dunque. Ma da chi sarà gestito? «Non ci risulta che le Asl possano gestire attività commerciali - stigmatizza Fabio Desideri, vicepresidente nazionale dei Cristiano popolari verso il Pdl -. È una vergogna scoprire che l’ospedale sarà ridimensionato, che verrà realizzato un laboratorio di ceramica e che, soprattutto, verrà costruito un ristorante aperto all’esterno». Per Desideri quello che viene spacciato per un progetto di riconversione «non è altro che una bozza di intenti». E tutto per mascherare ben altri progetti della Regione, ormai andati in fumo. «La realtà - continua Desideri - è che il commissario Marrazzo ha chiuso il San Giacomo, attivo da 700 anni, con l’intento di venderlo. Poi, a seguito delle reazioni politiche e popolari è stato costretto a fare marcia indietro».
Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede il piano di riconversione. I tecnici hanno pensato ad un centro di supporto per l’assistenza domiciliare dove i pazienti con gravi patologie potranno sottoporsi agli interventi e ricevere le prestazioni diagnostiche terapeutiche e chirurgiche non eseguibili a casa. Nel nuovo presidio verranno consegnate le medicine in erogazione diretta e ci sarà uno specifico servizio per la consulenza e l’informazione sui farmaci. Un apposito centro con dodici posti, gestito con il municipio, dovrebbe offrire assistenza i malati di Alzheimer nelle ore diurne consentendo ai familiari di mantenere lavoro e relazioni sociali. Altri 12 posti sarebbero destinati all’assistenza ai pazienti cronici con disabilità neuro-motorie: per loro attività finalizzate al recupero di capacità e funzioni in grado di migliorarne l’autonomia. Previste poi una casa famiglia per disabili con quattro posti e una comunità alloggio da 12 posti per i pazienti psichiatrici che opera in rete con tutti gli altri servizi del Dipartimento di Salute Mentale. Dovrebbe inoltre nascere un centro di salute mentale che svolgerà attività di tipo ambulatoriale per i malati affetti da patologie psichiatriche o psicologiche in carico ai servizi del Dsm e un centro diurno con laboratori orientati alle attività lavorative gestiti in collaborazione con operatori del terzo settore, artigiani, professionisti. Nel progetto anche due appartamenti, con quattro posti ciascuno, per otto giovani con disagio mentale.
Si sta ancora discutendo, invece, sulla realizzazione di un centro dialisi per 12 posti, di un hospice per l’assistenza al malato terminale e di una residenza sanitaria per anziani per 55 posti che pure nel piano trovano largo spazio. Ma sembra che queste ipotesi si stiano allontanando per carenze strutturali e incompatibilità con il numero prefissato di posti letto. Basterà tutto ciò a riempire gli enormi spazi vuoti dell’ex ospedale? La prossima settimana l’incontro definitivo tra i tecnici di Regione e Governo, poi il piano sarà illustrato in Consiglio regionale.