Ospedali, il 25 per cento dei farmaci è «biotech»

Sulla scena internazionale delle Scienze della Vita è in atto un forte cambiamento strutturale, che vede un numero crescente di partnership tra imprese del farmaco e mondo delle biotecnologie. Tra i motori di questa «rivoluzione» vi è l’esigenza di rilanciare l’innovazione, che è caratteristica propria delle Scienze della Vita, ha affermato Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, l’associazione delle imprese farmaceutiche, all’incontro tenutosi a Milano di presentazione del «Rapporto 2007» sulle Biotecnologie in Italia, curato da Blossom Associati. Tra i presenti: Roberto Gradnik (presidente di Assobiotec), Massimo Di Martino (presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria), Alberto Onetti (docente all’Università degli Studi dell’Insubria, Varese) e Antonella Zucchella (docente all’Università di Pavia).
Questa indagine sul biotech è stata effettuata in occasione di Bio-Europe, una delle più importanti manifestazioni internazionali dedicate al settore delle biotecnologie, che sarà ospitata in Italia per la prima volta dalla sua istituzione (da ieri a mercoledì al Mic, Milano Convention Center). Un segno dell’accresciuta importanza che il settore biotech italiano è riuscito a conquistare negli ultimi anni nel panorama mondiale.
«I legami sempre più stretti tra biotecnologie e imprese del farmaco – precisa Dompé - nascono da sinergie che ne valorizzano i rispettivi punti di forza: dal biotech la capacità di esplorare nuovi percorsi di ricerca e rispondere a bisogni terapeutici ancora non soddisfatti; dalle imprese del farmaco la disponibilità di risorse per lo sviluppo clinico, oltre che delle complesse funzioni, degli impianti e delle conoscenze industriali per rendere fruibile l’innovazione.
Questo contesto apre nuove prospettive per l’Italia, che dimostra di poter entrare a pieno titolo nel network internazionale della Ricerca.
In Italia le biotecnologie destinate alla cura della salute (Red Biotech) presentano in pipeline 35 progetti in fase pre-clinica e 42 in fase di sviluppo clinico. È in rapida crescita anche la diffusione dei medicinali biotech, che rappresentano ormai il 25 per cento della spesa farmaceutica negli ospedali. Anche dal punto di vista delle sperimentazioni cliniche si regista una crescita rilevante: nel 2005 sono state 123, oltre un quinto del totale svolto in Italia nell’anno. Sono risultati importanti, che derivano in gran parte dalla presenza di un consistente numero di imprese farmaceutiche, diverse fra loro per dimensioni, nazionalità, specializzazione, ma tutte accomunate dal crescente impegno nella Ricerca e nella produzione. Accanto a queste vi è la presenza di diverse imprese di piccola dimensione, vere e proprie start-up, che in breve tempo hanno saputo conquistare le copertine di prestigiose riviste scientifiche internazionali, attrarre investimenti in Italia e stringere accordi di collaborazione con le imprese di maggiori dimensioni. Nomi come ad esempio, Philogen, da cui Schering ha acquisito i diritti di sviluppo di una nuova molecola anticancerogena o Newron che ha concluso un accordo con Serono per lo sviluppo di prodotti contro il morbo di Parkinson e l’Alzheimer.