Ospedali come discariche, indagini in tutta Italia

Ogni anno 7000 morti a causa di infezioni La procura invia i Nas all’Umberto I

da Roma

Vai nel più grande ospedale d’Italia a curarti, nel polo d’eccellenza dell’università La Sapienza, e bene che ti va vieni trasportato da un reparto all’altro in qualche tunnel sporco a maleodorante da un infermiere che ti fuma in faccia in barba ai divieti e che spinge la barella tra rifiuti e liquami. Se va male rischi di beccarti un’infezione ospedaliera. E con quelle non si scherza: uccidono ogni anno settemila pazienti. Una sequenza dell’orrore che al Policlinico Umberto I di Roma, a quanto pare, è la prassi, come documentato da una dettagliata inchiesta giornalistica dell’Espresso che ieri ha provocato un vero terremoto nella sanità romana.
Il primo effetto è stata un’immediata ispezione dei carabinieri dei Nas nell’ospedale. I militari, inviati dalla magistratura, hanno voluto verificare quanto di vero ci fosse nel reportage del settimanale, soprattutto dove le violazioni descritte sembravano più gravi, nel reparto di pediatria e in quello di malattie infettive, dal quale non sarebbe affatto difficile uscire portando con sé provette con colture batteriche o campioni di germi di malattie infettive e tropicali. I laboratori rimangono spesso aperti, i congelatori non sono chiusi a chiave. Nessun controllo neppure dove vengono custodite sostanze radioattive. Il cronista, che per un mese si è finto un addetto alle pulizie, ha fotografato e filmato tutto, senza che mai nessuno gli chiedesse chi fosse. Neppure nel reparto di pediatria intensiva, dove spesso i bambini lottano tra la vita e la morte, il divieto di fumo viene rispettato. Ci sono ovunque mucchi di cicche di sigarette. Anche nel corridoio senza finestre che porta alla grande camera sterile. E poi rifiuti pericolosi, spazzatura ammucchiata nei posti più impensabili, dove sono costrette a transitare le barelle, feci di cane non rimosse per giorni, cartelle cliniche e radiografie alla portata di tutti.
Nulla di nuovo, in realtà. Le denunce sul degrado del Policlinico Umberto I sono da tempo all’ordine del giorno nelle pagine della cronaca cittadina. Ma questa volta, con il giornalista «infiltrato», l’impatto è stato diverso. Il ministro della Sanità Livia Turco ha sollecitato immediatamente l’intervento dei Nas e convocato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Augusto Battaglia, e il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, per verificare lo stato di avanzamento del piano di ristrutturazione del nosocomio. Poi ha disposto un’indagine nazionale sull’igiene negli ospedali, sottolineando la «necessità di un’azione forte e immediata di verifica del rispetto delle indicazioni nazionali per la prevenzione delle infezioni ospedaliere e, più in generale, per l’adozione di metodologie e protocolli che garantiscano la sicurezza delle cure in ogni fase dell’intervento clinico».
La «comune volontà di accelerare il processo di ristrutturazione del Policlinico» e di verificare quanto denunciato dall’inchiesta giornalistica è stata ribadita ieri mattina nel corso di un incontro tra il presidente Marrazzo e il direttore generale dell’ospedale sotto accusa, Ubaldo Montaguti. Marrazzo ha annunciato che nel caso in cui emergessero responsabilità chiederà la revoca delle convenzioni alle ditte che si occupano della pulizia e della manutenzione della struttura. «Abbiamo chiesto tutti i contratti di appalto alle ditte esterne e del personale interno - ha spiegato il governatore del Lazio - perché è inaccettabile che la sicurezza, non solo dei malati ma anche dei cittadini, possa essere messa a rischio nel momento in cui sia possibile accedere a luoghi dove sono conservate provette o materiale altamente pericoloso». Di certo il reportage è servito a smuovere le acque dopo anni di denunce inascoltate. L’assessore Battaglia alla fine annuncia che «grazie all’impegno del governo, garantito dal ministro Turco, i cantieri per la totale ristrutturazione dell’Umberto I potranno aprire entro il 2007. L’avvio dei lavori è stato ritardato da difficoltà burocratiche, in particolare dal mancato trasferimento degli immobili dal Demanio all’Azienda Policlinico».