«Ospedali, niente chiusura senza un piano sanitario»

Fials polemica sulla decisione di eliminare S. Giacomo e Forlanini

«Marrazzo e la sua giunta devono ricordare che senza un piano sanitario definito non possono essere dismessi presidi ospedalieri tantomeno ambulatori di prossimità. Ebbene, se il Lazio non dà seguito al piano sanitario il triennio corrente non può aver chiaro l’assetto dell’offerta assistenziale di cui il territorio necessita».
Il segretario regionale della Fials Confsal Gianni Romano torna a polemizzare in merito alle previste chiusure degli ospedali San Giacomo e Forlanini». «Visto che l’esecutivo regionale non ha ancora dato corso ad alcun piano sanitario il Governo nazionale, sempre in base alla legge 502, può nominare un commissario ad acta per l’esecuzione del piano. Un progetto ambizioso che doveva essere fatto già due anni fa e prevedere - continua Romano - una riduzione della spesa per le strutture private accreditate pari a 143 milioni di euro; la riforma del sistema sanitario regionale, finalizzata alla razionalizzazione del sistema di gestione e alla riduzione dei costi; l’adozione di modalità di acquisto centralizzato, sul modello Consip, di orientamenti uniformi nella gestione del personale, nell’ambito di accordi quadro regionali, di un sistema centralizzato di controllo della spesa; e la definizione di modalità di gestione partecipata e di meccanismi di confronto, dialogo e concertazione con gli enti locali, le associazione di categoria e le associazione dei pazienti sulla nuova programmazione sanitaria, al fine di renderla il più possibile partecipata nonché l’adozione del “bilancio sociale”».
«Questo piano sanitario regionale invece non è mai stato formulato, infatti nella manovra di assestamento di bilancio di agosto 2008 lo si ammette addirittura. Al comma 66 - precisa Romano - si specifica di dover far seguito entro 90 giorni al piano di riassetto della rete ospedaliera e di assistenza specialistica ambulatoriale mentre sono sospese tutte le iniziative in corso per la realizzazione o l’apertura di nuove strutture sanitarie pubbliche ovvero per l’autorizzazione o l’accreditamento di nuove strutture sanitarie private. Vale a dire che esiste una notevole discrepanza nell’operatività della Regione Lazio: da una parte non si dà seguito alla realizzazione del Piano Sanitario Regionale, documento di programmazione indispensabile per razionalizzare l’offerta sanitaria sul territorio regionale, documento importante in un momento di grave disavanzo che avrebbe richiesto urgentemente una programmazione più aderente alle esigenze, quando - sostiene Romano - nel piano sanitario si chiedeva una riduzione della spesa di 143 milioni di euro per le strutture private accreditate, obiettivo non perseguito, senza aver nemmeno adottato gli atti necessari alla sua eventuale realizzazione. Dall’altra - conclude Romano - nella Legge di assestamento si dice che, in attesa del piano di riassetto sanitario regionale si rilasciano nuovi accreditamenti, non si aprono nuove strutture sanitarie, non si dà seguito ai piani aziendali non conformi, però subito dopo si dice che chiudono San Giacomo e Forlanini».