Ospedali, uno scandalo che parte da lontano

Nel 1990 un mio alunno così svolgeva la traccia Sei mai stato in un ospedale? Quali le tue impressioni ed emozioni?: «Io non sono mai stato in un ospedale per me, dico per me. Ci sono stato per un altro, che è mia madre. Mia madre s’era sentita male la notte alla pancia d’estate. Allora diceva aiuto, aiuto, ma mio padre non sapeva guidare e nel palazzo non c’era anima viva. Allora mio padre andava avanti e indietro per la casa e non sapeva che doveva fare. Allora gli venne l’idea di telefonare a un ospedale di Napoli per far venire l’ambulanza, ma quelli dissero che non cen’erano; allora mio padre telefonò al secondo ospedale e pure quello non cen’erano. E quando lui gridava come un pazzo per la rabbia, quelli dissero chiamate un’ambulanza privata. Gli ospedali di Napoli sono abbaccàti (in combutta, nda) con la Camorra. Loro fanno finta che non ci sono ambulanze, per far chiamare quelle private, che si prendono i milioni per trasportare uno che sta morendo!
Allora noi non li possiamo cacciare i milioni, e mio padre scese sulla strada e gridava come un pazzo a chi lo sentiva. Uno si affacciò (...) e disse non vi preoccupate l’accompagno io. Era Mezarecchia il contrabbandiere (...) Allora accompagnò mamma al Caldarelli (Cardarelli, nda). Al Caldarelli tutti andavano piano piano a fare le domande, e mia madre teneva i serpenti nella pancia dal dolore. Allora Mezarecchia disse: «C’ha facìte o nun c’ha facìte sta maronn e serénga a signora? O aspettate ca more?» («Gliela fate o non gliela fate quest’accidente di iniezione alla signora, o aspettate che muoia?»). E gliela fecero. Però posti non ce n’erano, e la misero nel corridoio con l’ago dentro. Io poi l’andai a trovare per una settimana. Al Caldarelli è tutto sporco, non lavano, gli scarrafoni (scarafaggi, nda) sui letti alla notte! Alla notte le infermiere fottono (...) Al Caldarelli è meglio morire».
Questo tema suscitò le ire di buona parte del personale medico e paramedico del nosocomio partenopeo; al Mattino (il principale quotidiano campano) giunsero decine di lettere di protesta, firmate da medici, infermieri (soprattutto quelli notturni; quelli che secondo il mio alunno «fottevano», cioè copulavano), assistenti di sala operatoria, capisala (nel tema il bambino scriveva: «Ma la cosa più brutta è una suora, che tutti tremano quando cammina. Mio padre disse se la incontro in mezzo alla strada la butto sotto» (la investo con l’automobile, nda), barellieri eccetera. Tutti a stracciarsi le vesti e a indicare nel sottoscritto il vile denigratore del prestigioso ospedale napoletano (il più importante del Sud d’Italia), il calunniatore e il diffamatore di tanti onesti e laboriosi lavoratori meridionali.
Passai per un traditore della Patria, e per poco non mi trovai in una sala d’udienza (ma sempre meglio che quella operatoria, data la situazione). Oggi tutti parlano dell’inchiesta dell’Espresso, del «blitz» della troupe di Italia 1, delle registrazioni di Striscia la notizia ecc. I miei alunni avevano scritto queste cose quasi vent’anni fa. E nulla è stato fatto: la vergogna degli ospedali italiani è anche - o soprattutto - la vergogna dei governi italiani.
mardorta@libero.it