Ospedali vecchi e «malati» Parte il piano anti-infezioni

La Regione Lazio dichiara guerra i batteri troppo resistenti ai farmaci È allarme per le cliniche over 50 Gli esperti: «Meglio chiuderle»

da Roma

La sanità è malata e ora che l’inchiesta di un settimanale l’ha denunciato in modo diverso dal solito, con un cronista «infiltrato» nel più grande ospedale d’Italia, il Policlinico l’Umberto I di Roma, si corre ai ripari. Dopo l’indagine nazionale disposta dal ministro della Sanità Livia Turco sull’igiene nelle strutture sanitarie, è la volta del piano contro le infezioni contratte in corsia presentato ieri dalla Regione Lazio. Un rischio, quello di uscire dall’ospedale con una malattia diversa da quella per cui si era stati ricoverati, che corrono tra il 5 e l’8 per cento dei pazienti. Il che, a conti fatti, si traduce in una vera ecatombe: nel nostro Paese, infatti, ogni anno muoiono dalle 4.500 alle 7mila persone per queste infenzioni. Le giornate di degenza per le complicazioni infettive acquisite a seguito del ricovero sono circa 3 milioni 750mila, con un costo per lo Stato che si aggira sul miliardo di euro all’anno.
La Regione Lazio aveva chiesto da tempo all’Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma di elaborare entro il 2006 «una proposta di intervento complessivo per contrastare il rischio di contrarre infezioni ospedaliere». Il piano, elaborato dal dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto, si propone di ottenere una riduzione del 20 per cento in tre anni dell’insorgenza di queste infezioni: la giunta regionale lo dovrebbe approvare nei prossimi giorni. È costituito da tre sottoprogetti. Il primo vuole migliorare i sistemi di sorveglianza delle infezioni nelle strutture sanitarie per consentire di identificare le condizioni e le procedure nelle quali si generano e mettere a punto rapidamente idonei interventi correttivi. Il secondo sottoprogetto ha come obiettivo quello di razionalizzare l’uso degli antibiotici. «È infatti noto - spiega l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Augusto Battaglia - che un uso incongruo di questi farmaci è uno dei fattori che favoriscono l’insorgere di infezioni perché seleziona germi resistenti agli antibiotici che trovano negli ospedali condizioni favorevoli per diffondersi». Dovranno, dunque, essere messi in piedi sistemi che consentano di identificare rapidamente l’insorgenza di batteri resistenti ai farmaci e serviranno strumenti in grado di verificare che le prescrizioni di antibiotici siano adeguate. Il terzo sottoprogetto è un intervento di formazione per chi opera nelle strutture sanitarie. Si terranno corsi per i professionisti che opereranno nei comitati di controllo delle infezioni ospedaliere nelle singole strutture e per chi avrà il compito di formare gli operatori sanitari.
Questo per quanto riguarda il personale. Ma le strutture? Con un’età media che in molti casi supera il mezzo secolo, una grande percentuale di ospedali italiani sarebbe pronta per il «pensionamento», come sostengono il presidente della Federazione degli ordini dei medici, Amedeo Bianco, e il direttore generale del Policlinico Tor Vergata di Roma, Enrico Bollero. Da notare, poi, che le decine di denunce che arrivano ogni mese alla Procura di Roma riguardo alle carenze di norme igieniche e alle violazioni delle norme di sicurezza degli ospedali si risolvono con oblazioni in denaro: pagando poche centinaia di euro, insomma, i responsabili dei reparti, i direttori amministrativi o sanitari delle strutture oggetto di indagine, «cancellano» le loro responsabilità senza un processo, né una condanna.