Ossigeno alle piccole imprese: congelati i debiti con le banche

RomaImprese medio-piccole e banche siglano a Palazzo Chigi un nuovo accordo che prolunga di sei mesi la moratoria dei pagamenti delle rate dei prestiti concessi alle aziende. Un nuovo tassello anti-crisi, salutato con favore dal mondo imprenditoriale. Nell’ultimo anno e mezzo, da quando la moratoria è in vigore, sono stati sospesi i debiti di 190mila piccole e medie imprese, per un controvalore di 56 miliardi di euro. La fase economica ancora debole ha suggerito al ministero dell’Economia di lavorare con banche e associazioni imprenditoriali per un nuovo accordo, con l’obiettivo di andare oltre la semplice moratoria, sostenendo le imprese in difficoltà e aiutando quelle che hanno superato la fase più acuta della crisi ad agganciare la ripresa.
«È una misura che aiuta tante, tante piccole e medie imprese», commenta Silvio Berlusconi. Nel solo settore agricolo, la nuova moratoria salva dal crac 25mila imprese, quasi il 14 per cento del totale. «È un accordo anticrisi concreto», afferma l’Alleanza delle cooperative. «È importate per l’occupazione», sottolinea la Cisl. Aziende di ogni dimensione, artigiani, commercianti, agricoltura, tutti presenti nella sala verde di palazzo Chigi attraverso le organizzazioni imprenditoriali possono contare, come spiega il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, su «uno strumento che non è stato adottato in nessun altro Paese europeo».
La prima moratoria, aggiunge Mussari, è servita per guadagnare tempo alle imprese che avevano i numeri; l’accordo attuale servirà a chi ha bisogno di altri sei mesi. Ma non solo. L’intesa prevede infatti l’allungamento fino a tre anni del debito residuo per le imprese che hanno partecipato alla prima moratoria, a tasso negoziato con le banche, oppure a tasso invariato rispetto al finanziamento in essere. Alle imprese che rafforzano il loro patrimonio, le banche offrono anche finanziamenti proporzionali all’aumento di capitale.
La portata dell’intesa è colta in pieno dalle associazioni imprenditoriali. La Confindustria giudica l’accordo «di estrema importanza per il mondo produttivo». È uno «strumento straordinario, che favorisce le imprese in difficoltà ma capaci; e ci aspettiamo una massiccia adesione», commenta Emma Marcegaglia.
Affrontata l’emergenza, il governo d’ora in poi si concentrerà sullo sviluppo. «Si apre una fase diversa, meno bloccata dalle preoccupazioni sul debito - osserva Giulio Tremonti - e pur mantenendo la disciplina di bilancio, ora guardiamo alla crescita». Il ministro dell’Economia ricorda che in aprile il governo presenterà il piano di riforme, con tanto di numeri. Già stamattina si incontrano i ministri: «Cominciamo a lavorare e a ragionare», dice Tremonti. Con in mente una priorità assoluta che è l’intervento nel Mezzogiorno, anche chiedendo deroghe alle regole europee, come è accaduto in Germania.
Il rilancio dell’economia diventa così l’obiettivo numero uno. Berlusconi ricorda che la crescita limitata ha padri e madri ben conosciuti: il debito pubblico, «che ci ha impedito di realizzare le infrastrutture, insieme con gli ecologisti di sinistra»; l’impostazione statalista di alcuni ex alleati, come Gianfranco Fini; un «grave problema di classe dirigente» al Sud. E il governo non ha timore delle nuove norme europee sulla riduzione a tappe forzate del debito pubblico. «Per modificare il patto di stabilità serve l’accordo di tutti - ricorda Tremonti - e comunque le regole entreranno in vigore nel 2015, c’è tempo». Nel frattempo i conti pubblici miglioreranno, anche solo a legislazione invariata. E in ogni caso, promette il presidente del Consiglio, «la patrimoniale non la faremo mai».