«Ossigeno per il nostro debito pubblico»

Dov’eravamo rimasti? Già, agli spread tra Btp e Bund che salivano come palloncini sfuggiti di mano, ai rendimenti dei nostri titoli di Stato in tensione, ai mercati azionari incapaci di esprimere null’altro che il segno del ribasso. Tutto (o quasi) per colpa del tiramolla sul rifinanziamento del debito Usa tra democratici e repubblicani. E adesso, ora che l’accordo bipartisan sembra alle viste, cosa può accadere oggi alla riapertura dei mercati? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Drusiani, esperto del mercato obbligazionario di Albertini Syz.
Dottor Drusiani, finalmente ci siamo: l’America sembra aver smesso di litigare. È una buona notizia, anche se arriva in zona Cesarini. Ma quanto buona per i mercati e per l’Italia?
«Credo che la soluzione di compromesso trovata sul debito aiuterà i mercati, perché allontana un elemento di incertezza in una fase di rallentamento della crescita economica globale e di irrisolti interrogativi sul destino della Grecia. Anche se va detto che l’America continua a godere di uno status di intoccabile: la scure delle agenzie di rating sarebbe già calata se al posto degli Stati Uniti ci fosse stato un altro Paese».
A partire da oggi l’attenzione dei mercati sarà in buona parte focalizzata sul differenziale di rendimento tra i Btp e il bund tedesco, che venerdì scorso ha sfiorato il record di 340 punti base. È possibile prevedere un’attenuazione delle tensioni?
«Le condizioni ci sono per riportare nel breve termine lo spread a 250 punti. L’Italia avrebbe il potenziale per abbassare fino a 200 punti la curva dei rendimenti, ma la vicenda legata al ministro Tremonti, la cui reputazione oltre confine è molto alta, rischia di condizionare il recupero».
Un salto indietro di quasi un punto percentuale nel rapporto Btp-Btp sarebbe comunque benefico.
«Senza dubbio. Ricordo che ogni anno, per rifinanziarsi, l’Italia deve collocare titoli per circa 200 miliardi. Un punto in più di interessi pagato ha quindi un peso importante: rischia di vanificare parzialmente gli effetti della manovra finanziaria anti-deficit».
Lo spread si sgonfia: quale sarà il rendimento dei Btp di prossima emissione?
«È ipotizzabile una discesa del titolo decennale dal 5,76% attuale al 5,10%. Sempre che i mercati non continuino a esprimere qualche perplessità nei confronti di una manovra che avrebbero voluto più incisiva, meno lenta dal lato delle entrate».
Al di là delle valutazioni sull’efficacia delle strategie di risanamento, non è che nelle ultime settimane sia stato un po’ troppo enfatizzato il rischio-Italia?
«L’Italia ha subìto un attacco in piena regola, solo in parte attribuibile all’alto livello del debito. Certo non siamo la Grecia, e di sicuro abbiamo un tessuto industriale importante, che pochi altri Paesi possono vantare. Di ciò bisogna tener conto».
Il presidente Ue, van Rompuy, ha definito «ridicolo» il pericolo di default dell’Italia. Eppure, Deutsche Bank si è sbarazzata di quasi tutti i suoi Btp...
«Una scelta che non condivido. Ma i tedeschi non guardano in faccia a nessuno, soprattutto se hanno il portafoglio pieno di di attività a rischio».
Ancora poco, e Mario Draghi arriverà al vertice della Bce: cosa si aspetta?
«Mi piacerebbe una maggiore attenzione alla crescita, un po’ nello stile della Fed. Ma l’inflazione obbligherà Draghi ad alzare ancora i tassi».