Per gli ostaggi coreani 24 ore di speranza

La guerra degli ostaggi in Afghanistan continua, fra minacce di interventi militari ed estensione degli ultimatum. Ieri è stato recuperato il corpo di uno dei sequestrati tedeschi, che sarebbe morto a causa delle dure condizioni di prigionia. Dell’altro connazionale rapito, assieme a cinque collaboratori locali, si sa che è vivo grazie alle informazioni fornite da uno dei cinque ostaggi afghani fuggiti dai tagliagole islamici.
La partita più pericolosa, però, si sta giocando sulla pelle dei 23 coreani sequestrati mercoledì scorso. La buona notizia è che i talebani hanno esteso l’ultimatum per l’esecuzione che scadeva ieri alle 19 (le 16.30 in Italia), di 24 ore. Alcuni anziani delle tribù della zona di Qarabagh, dove sono tenuti gli ostaggi, assieme a dei leader religiosi hanno aperto delle trattative incontrando i capi della banda di circa 70 talebani che tiene in ostaggio i sudcoreani. I fondamentalisti vogliono il rilascio di 23 loro amici detenuti nelle carceri afghane. Tutti cristiani evangelici e giovani, fra i 20 e i 30 anni, che andavano a prestare assistenza ai bambini di Kandahar, i volontari, 18 dei quali donne, sono infermieri o insegnanti di inglese e fanno parte della chiesa evangelica Saemmul di Bundang, vicino alla capitale Seul.
Oltre alla carota, il governo afghano è intenzionato a usare il bastone e ieri il portavoce del ministero della Difesa a Kabul ha annunciato il dispiegamento di ingenti forze per chiudere il cerchio attorno ai sequestratori. «L’esercito afghano, la polizia, i servizi segreti e le forze della coalizione hanno circondato il distretto di Qarabagh, nella provincia di Ghazni, e attendono l’ordine di attaccare», sosteneva ieri mattina il generale Zahir Azimi. Ma più tardi un altro portavoce della Difesa lanciava acqua sul fuoco sostenendo che l’operazione non è ancora scattata.
I talebani avevano già cominciato a minacciare di ammazzare subito gli ostaggi, a uno a uno, se le forze di sicurezza avessero attaccato. Il comandante Ebrat, che sarebbe il capo della banda di sequestratori, chiamando l’agenzia stampa afghana Pajhwok ha ribadito che «il governo non riuscirà mai a salvare gli ostaggi con la forza. Li uccideremo ancora prima dello scadere dell’ultimatum se facessero scattare l’operazione». Il solito Qari Youssef Ahmadi, portavoce ufficiale dei talebani, ha anche fatto sapere che i 23 sud coreani sono stati dispersi in piccoli gruppi per rendere impossibile qualsiasi blitz. Ieri nella chiesa dei volontari centinaia di persone pregavano per il ritorno a casa dei rapiti. «I miei ragazzi sono andati in un Paese distrutto dalla guerra per portare aiuto e amore», ha spiegato Seo Jung-bae, che ha due figli nelle grinfie dei tagliagole islamici.
Il cadavere dell’ostaggio tedesco ritrovato ieri era crivellato di colpi, ma i suoi aguzzini possono averlo fatto apposta dopo che il poveretto, Rüdiger B., è morto d’infarto. Secondo i servizi di Kabul domenica, quando i talebani avevano annunciato l’esecuzione, il secondo ostaggio tedesco e quattro afghani catturati con lui erano ancora vivi. La fonte è uno degli afghani, che è riuscito a fuggire. In ogni caso il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito che «non ci piegheremo al ricatto» dei talebani.