Ostaggi, Kabul parla di blitz e si teme una strage

Karzai smentisce «Un’operazione programmata da tempo»

L’ennesimo ultimatum è scaduto, gli ostaggi sud coreani erano ancora vivi fino a ieri pomeriggio, ma i talebani vorrebbero trucidarne altri quattro per dimostrare che sono decisi ad andare fino in fondo. Non solo: l’esercito afghano si sta preparando a lanciare un’offensiva nella zona dove sono tenuti prigionieri i 21 sudcoreani superstiti, anche se le fonti ufficiali continuano a ripetere che si tratta di un’operazione programmata da tempo. Ieri alle 12, le 9.30 in Italia, è scaduto l’ultimatum dei sequestratori, che non l’hanno rinnovato. Il solito megafono dei talebani, Qari Mohammad Yousuf, ha confermato che gli ostaggi erano «ancora vivi» dopo le 12, ma che «il pericolo rimane. È possibile che li uccidano».
Inoltre «gran parte degli ostaggi sono malati. Due donne hanno seri problemi di salute e potrebbero morire» ha rivelato Yousuf. Almeno 18 rapiti sono donne e due avrebbero contratto un virus che i talebani non riescono a curare con le scarse medicine a disposizione. Secondo l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, che ha ottimi contatti con i talebani, i sequestratori sarebbero intenzionati a passare per le armi altri quattro ostaggi, dopo i primi due uccisi fino ad oggi. La minaccia arriva da uno dei subalterni di mullah Abdullah Abu Mansoor, che gestisce il maxi sequestro. «I talebani attenderanno ancora alcune ore e poi potrebbero uccidere altri quattro sud coreani se il governo non invierà segnali positivi» si legge nel dispaccio d’agenzia.
I fondamentalisti avevano già lanciato un macabro avvertimento trucidando nella stessa zona quattro magistrati afghani sequestrati quasi contemporaneamente ai sud coreani. I corpi crivellati di proiettili sono stati trovati ieri in un villaggio del distretto di Deh-yak, nella provincia meridionale di Ghazni. Ancora prima dello scadere dell’ultimatum sembrava che la situazione precipitasse verso un intervento armato dell’esercito afghano con l’appoggio degli americani. Ieri mattina elicotteri afghani avevano lanciato volantini nell’area di Ghazni, dove si trovano gli ostaggi, invitando la popolazione a mettersi in salvo, per evitare di restare intrappolati in un’operazione militare. Sul primo momento Khowja Seddiqi, responsabile del distretto di Qarabagh, dove i talebani muovono di continuo gli ostaggi, divisi in piccoli gruppi, aveva confermato che il blitz era iniziato. Il generale Zahir Azimi, portavoce del ministero della Difesa a Kabul si è affrettato a spiegare che «l’operazione anti terrorismo era pianificata da tempo» e non punta alla liberazione con la forza degli ostaggi. In realtà, però, il cerchio si sta stringendo sempre più attorno ai sequestratori.
Anche la Nato ha fatto sapere ieri di essere pronta ad intervenire fornendo appoggio all’esercito afghano, che ha dispiegato in zona anche 200 uomini dei neonati corpi speciali. Da Seul il governo si è affrettato a ribadire l’opposizione a qualsiasi blitz sottolineando che cinque leader politici sudcoreani stanno compiendo una missione negli Stati Uniti, per convincere gli alleati americani a cedere sullo scambio di prigionieri. Fra gli otto talebani che i sequestratori vorrebbero liberare, alcuni sarebbero detenuti dagli Usa nella base di Bagram. L’offensiva diplomatica sudcoreana riguarda anche il Pakistan, dove l’ambasciatore di Seul, Kim Jooseok, ha incontrato Maulana Fazal ur Rehman, leader dell’alleanza dei partiti religiosi vicina ai talebani. Anche il regime totalitario della Corea del nord ha chiesto il rilascio degli ostaggi.
Al Jazeera ha invece mandato in onda un video dell’ostaggio tedesco in mano ad un’altra banda, probabilmente di banditi vicini ai talebani, in cui si vede il poveretto attorniato da uomini armati e mascherati. Rudofl B., un ingegnere bavarese di 62 anni, viene costretto a chiedere il ritiro delle truppe tedesche, ma il governo di Berlino ha ribadito ieri che non cederà al ricatto.