Ostaggi, il leader hezbollah imbarazza D’Alema

Marianna Bartoccelli

da Roma

L’Italia mediatrice nelle trattative con Hezbollah per il rilascio dei prigionieri: l’annuncio arriva dalla televisione libanese NewTv e a parlare è il leader sciita Nasrallah. Ma non è chiaro se si tratti di un tentativo o di una sollecitazione del presidente libanese Berri o ancora di una richiesta che arriva dall’Iran. Si apre così un giallo a proposito del ruolo degli italiani nelle trattative con la milizia sciita che neanche un secco comunicato della Farnesina che nega ogni cosa riesce a stoppare. Anche perché il presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, torna a ribadire quanto sostiene da giorni e cioè che «l’Iran vorrebbe che fosse proprio l’Italia a mediare per lo scambio dei prigionieri».
La questione è riesplosa dopo la dichiarazione del segretario generale degli Hezbollah, Sayed Hassan Nasrallah nel corso di un’intervista che l’emittente libanese NewTv ha trasmesso ieri sera. «L’Italia sta cercando di entrare nei contatti per i negoziati iniziati da un periodo molto breve», comunica Nasrallah, che spiega che le trattative si svolgono attraverso il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri.
Un laconico comunicato della Farnesina cerca di negare ogni cosa: «L’Italia non è coinvolta in nessuna trattativa a proposito dei prigionieri». E per supportare questa affermazione viene ricordato quanto D’Alema ha sostenuto nei giorni scorsi a proposito di una richiesta avanzata proprio dal presidente Berri: «Quella pista non è percorribile», aveva tagliato netto il capo della Farnesina. Ma ecco che una dichiarazione del presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, senatore dell’Italia dei Valori, il partito di Di Pietro, sembra dar ragione al leader sciita. Il presidente della commissione Difesa, infatti, ribadisce: «So, e lo dico ormai da giorni, che gli iraniani intendono affidare all’Italia la trattativa del rilascio dei prigionieri e che anche gli Hezbollah sono disposti a trattare con il nostro governo. Ma bisogna verificare se il nostro governo è disponibile. Le dichiarazioni di Nasrallah sono una conferma di queste aspettative». E aggiunge che a lui tocca solo il compito di evidenziare queste richieste che hanno una forte valenza umanitaria, che in Israele c’è una grande attesa e si spera che il rilascio dei soldati israeliani possa avvenire al più presto «anche perché si sa che le loro condizioni di salute non sono delle migliori». «L’Iran attende di sapere se il nostro governo è disposto - aggiunge De Gregorio - e dalla lettura dei giornali locali gli israeliani ci sperano». A rendere ancora più complessa la situazione arriva la notizia pubblicata dalla stampa egiziana che Israele ed Hezbollah avrebbero raggiunto un accordo grazie alla mediazione tedesca e che lo scambio dei prigionieri dovrebbe arrivare tra due settimane. Ma questa notizia non pare attendibile a De Gregorio: «So con certezza che questa non è una strada aperta».
L’intervista televisiva del capo del partito di Dio è destinata a fare scalpore anche per gli altri argomenti messi a fuoco. Nasrallah ha dato ampie garanzie che con la missione Unifil rinforzata non ci saranno problemi. Specificando che «la resistenza (Hezbollah) è intenzionata a collaborare con l’esercito libanese e le forze dell’Unifil, la cui missione non è di disarmare la resistenza». «Non abbiamo problemi con Unifil purché non tenti di disarmarci» spiega. Aggiungendo che «però se i militari libanesi trovano qualcuno armato hanno diritto a confiscargli le armi». Ed a questo proposito ieri il ministro del Lavoro Trad Jamadè, sempre di Hezbollah, ha dichiarato che «nessun soldato del contingente internazionale vedrà mai le nostre armi, perché le nasconderemo bene. Ma questo non vorrà dire che non ci saranno. Hezbollah è una forza di difesa del Paese». Nasrallah ha fornito anche una sua versione sull’inizio della guerra: «Se Hezbollah avesse ipotizzato che il rapimento dei soldati israeliani avrebbe portato alla guerra non l’avrebbe ordinato». Sottolineando che il partito di Dio «non si aspettava neppure per l’uno per cento la reazione di Israele», ha subito specificato che a suo giudizio il motivo della guerra non è il rapimento: «Tutti i dati che abbiamo avuto dimostrano che la decisione della guerra era stata già presa e noi abbiamo sorpreso gli israeliani nella scelta del momento. A cadere in trappola è stato Israele e non noi. Con un pretesto o senza un pretesto, gli israeliani avrebbero scatenato la guerra a fine settembre o inizio ottobre» ha ribadito Nasrallah. Il leader sciita ha anche annunciato che sono in corso alcune trattative per incontrare Kofi Annan, che oggi sarà a Beirut e che adesso i problemi principali sono quelli della sicurezza. Ed è per questo che Nasrallah ha annunciato che nel «prossimo futuro» non parteciperà al «dialogo nazionale» tra i leader rivali.