Ostaggio della criminalità: già 200 attentati sull'A3

Betoniere bruciate, sabbia negli ingranaggi delle ruspe, molotov
d’avvertimento agli operai nei cantieri dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. L’Anas: "La ’ndrangheta non vuole i
lavori e così sfida lo Stato"

Giovedì scorso l’ultimo attentato, il terzo in tre mesi, nel tratto di dieci chilometri che collega Scilla a Campo Calabro. Nella notte qualche anima nera ha buttato della sabbia nel serbatoio delle perforatrici (costano dai 100 ai 390mila euro cadauno) e ha tagliato i fili degli impianti elettrici. I trenta operai napoletani, tutti cassaintegrati e desiderosi di un lavoro sicuro, ora aspettano con le braccia incrociate. «Il fermo tecnico sarà di almeno 15 giorni» assicura un responsabile che accetta di parlare solo in anonimato «ma il problema vero è la paura di questi uomini. Non lavorano tranquilli. E per di più le compagnie ci hanno avvertito: di questo passo non assicuriamo più i vostri mezzi, troppi rischi». Benvenuti sulla Salerno–Reggio Calabria, l’autostrada infinita che dovrebbe essere ultimata nel 2013 ma che non finirà mai se lo Stato non ci mette lo zampino, o la forza. Qui in Calabria la vita è dura non solo per i magistrati.

La ‘ndrangheta terrorizza anche i semplici operai che si calano da ogni parte d’Italia (Pordenone, Brescia, Sondrio, Verona) pur di lavorare. Il mese scorso, sempre in questo maledetto tratto di dieci chilometri, la squadra si è trovata al mattino un costoso macchinario con il vetro rotto. Due molotov in perfetto stato, ma spente, erano state posizionate su un sedile, in bella mostra. Il messaggio? Noi vi facciamo saltare quando vogliamo. «Questi delinquenti sfidano lo Stato, ci dicono con i loro messaggi che comandano loro e noi subiamo. Ma non possiamo fare i don Chisciotte a vita. Il governo deve intervenire, viviamo nell’emergenza».

Il tecnico ci fornisce altri esempi di attentati, 97 subiti solo nel quinto lotto, 190 in cinque anni lungo l’intera arteria in costruzione: betoniere bruciate, furti e mezzi danneggiati. Non sono mancate intimidazioni a mano armata, che sono state sopportare in silenzio. «In un cantiere - racconta la nostra fonte - alcuni uomini si sono presentati di prima mattina con le pistole in pugno e le hanno puntate verso gli operai. Poi sono scappati lasciandoli tramortiti di paura». Questa aria di guerriglia è pressoché sconosciuta. C’è una sensazione travisata tra la gente: si pensa che in Calabria non si lavori perché non c’è la volontà di farlo, tutti a dare la colpa ai lavoratori scansafatiche o alle inefficienze dell’Anas, il committente. Solo le imprese del settore conoscono la drammatica realtà in cui si tenta di guadagnare qualche metro di autostrada al giorno. «Per affidare i lavori di 10 chilometri abbiamo invitato 120 imprese – spiega il dirigente - se ne sono presentate solo cinque. Le altre, dopo un sopralluogo, ci hanno detto no grazie». Negli ultimi cinque anni si sono avvicendati circa 30 capi cantiere che dopo qualche tempo preferiscono essere spostati all’estero piuttosto che lavorare in questa terra di frontiera. Anche il turnover delle aziende è impressionante. Sono state aperte 62 interdittive per la revoca dei certificati antimafia che spezzano il ritmo dei lavori continuamente. E l'allungamento dei tempi provoca una lievitazione dei costi del 30 per cento su cifre a sei zeri. In questa situazione le previsioni di chiusura cantieri sono un optional. Nessuno sa cosa accadrà domani. Ne è consapevole anche il presidente dell’Anas che mercoledì ha convocato un cda proprio a Reggio Calabria alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli. All’ordine del giorno la situazione delle opere e le possibili iniziative per contrastare atti intimidatori. «L’Anas chiede una vigilanza continua, 24 ore su 24, nei cantieri – dice il presidente Pietro Ciucci - perché nonostante tutti gli sforzi e gli impegni per la legalità, non si è evitato che si registrassero ben 190 attentanti criminali. Oltre ai danni reali e ai fermi tecnici si è creato un clima di paura. Il danno diretto è di qualche milione, ma quello maggiore è il tempo. Senza sicurezza non si rispettano le scadenze». Come si può dunque garantire il completamento di 383 chilometri di autostrada (gli ultimi 59 sono solo progettati) entro il 2013? «Sarà il governo a decidere se inviare le forze dell’ordine o i militari - spiega Ciucci - Ma lo Stato ci deve aiutare».

Il messaggio è chiarissimo. E se il governo tiene a rispettare le scadenze promesse agli italiani, questa volta è il momento di agire, anche mandando l’esercito a presidiare i cantieri. Sulla scelta estrema è d’accordo anche il vice ministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, che ha definito, senza mezzi termini, la Salerno–Reggio Calabria «un percorso di guerra». Ma Ciucci mette in bella mostra anche i risultati ottenuti fino ad ora nel cantiere più lungo d’Europa (443 km) dove lavorano attualmente 3500 operai di 700 imprese coinvolte. I mezzi impiegati sono oltre 5000 e la forza mobilitata dall’indotto è di circa 7000 persone. Un bisonte tecnologico che è riuscito a completare 210 chilometri, mentre 173, già finanziati, sono ancora in costruzione. Basteranno due anni per mettere fine a questa storia infinita che costerà alla collettività oltre 10 miliardi di euro?