In ostaggio dei cantieri

I mostruosi ingorghi che si sono verificati sulla direttrice Monza-Brianza (da sempre una delle più intasate) non appena l'inizio dei lavori per la metropolitana 5 ha reso necessaria la chiusura di una parte di viale Testi hanno acceso i riflettori su un problema che rischia di affliggere i milanesi per il prossimo decennio: se davvero verranno realizzati contemporaneamente tutte le opere pubbliche previste per migliorare il trasporto pubblico, tutti i parcheggi sotterranei già in programma e tutte le nuove, grandiose novità collegate all'Expo 2015, il traffico rischia la paralisi. Fino a quando questi lavori non saranno stati completati, infatti, l'uso dell'automobile rimarrà indispensabile, ma la circolazione sarà gravemente ostacolata dai molti cantieri aperti in punti strategici della città, rendendo gli spostamenti ancora più difficili di quanto non siano oggi.
In un certo senso, è il cane che si morde la corda: se non si fanno i lavori, la città non ha futuro, ma se si fanno (per giunta con i tempi biblici caratteristici del nostro Paese) si sovvertono equilibri delicatissimi e la si condanna a un presente molto difficile. Più ingorghi, infatti, non significano solo più stress, ma anche più tempo sottratto al lavoro, più consumo di carburante e più inquinamento. Frenare l'ammodernamento della città, ora che, dopo tanti ritardi, esso sembra in procinto di decollare sarebbe naturalmente follia. Ma per evitare troppi disagi ai cittadini in questo periodo di transizione, le autorità faranno bene a calibrare l'apertura dei cantieri e il blocco delle strade, tenendo conto che ciò che viene dirottato da una parte si incanala fatalmente da un'altra. Per dirla tutta, dopo avere reso ardui i collegamenti con il Nord per almeno quattro anni, evitiamo di fare lo stesso anche in altre direzioni ed evitiamo di paralizzare nodi vitali con lavori non indispensabili.