ŠOSTAKOVIC «vendicato» Alla Scala Ledi Makbeth su libretto originale

L’allestimento, minimalista, arriva da Londra

Scritta tra il ’30 e il ’34, negli anni della crisi economica dell’Occidente cui l'Urss di Stalin risponde incanalando con prepotenza ogni pulsione culturale e spirituale del paese, «Una Ledi Makbeth del distretto di Mcensk» di Šostakovic su libretto di Prejs e proprio (da Leskov), è presentata a Leningrado nel gennaio del 1934. Il successo merita subito al titolo i teatri di New York e di varie capitali europee. Tuttavia Šostakovic, il più sensibile ai venti del suo Paese, dagli ardori del modernismo post rivoluzionario all'immota graniticità stalinista, il musicista più importante e riconosciuto, non può che essere fermato.
Tutto per lui il famoso articolo della Pravda «Caos anziché musica» che lo accusa di essersi allontanato dagli ukase del realismo sociale. La Ledi scompare. Riapparirà parecchi anni dopo la morte di Stalin, a Mosca, nel gennaio 1963. Un po’ cambiato nella sostanza ma soprattutto diverso nel titolo che diventa «Katerina Isamilova». Per la prima incisione (1978) l'amico Mstislav Rostropovich, che s’avvale insuperabile interpretazione della Vishnevskaja, sceglie l’originale. La prima registrazione della Katerina Isamilova diretta da Stépan Tourtchak è del 1989. La versione critica definitiva (l'autore continua a modificare libretto e partitura indipendentemente dagli input esterni) è in dirittura d'arrivo solo ora.
Alla Scala Katerina Ismailova, nella versione italiana curata da Testi (regia di Milos Wasserbauer), approda nel'64. Sul podio Sanzogno. Mentre la Ledi, in russo, è programmata con Myung-Whun Chung (regia di André Engel) solamente nel 1992.
L'opera torna oggi con la bacchetta del direttore giapponese Kazushi Ono. Riprende, in russo, quello che si sono ritenuti i desiderata d'autore: partitura del '35 e libretto del '32. L'allestimento che arriva da Londra è concepito all'insegna del minimalismo (regia di Richard Jones, scene - bellissimo il sipario un po' Kandinskij - di John MacFerlane).
Claustrofobico e essenziale sbalza i molti episodi brutalmente erotici, guida verso l'assoluzione della protagonista pluriassassina e la glorifica pietrificandone l'omicidio - suicidio finale.
Segnata da singolare originalità, la partitura alterna espansioni liriche tradizionali, improvvise impennate espressioniste, accenti simbolisti, reiterato senso del grottesco. Come il galop e il cadavere del marito e la parodia del distretto di polizia. O la particolarità timbrica di corni, trombe e tromboni, spesso a vista. Ora nel palco del Viceré, ora in proscenio. Da lunedì con cast specializzato.
Ore 20
da 4 al 19 giugno
biglietti da 10 euro a 170 euro
(info 02 72003744 oppure www.teatroallascala.org)