Ostetriche in piazza contro l’anestesia della Turco

da Milano

Il parto naturale, quello con tanto dolore, che sfocia in una nascita sofferta ma felice per una donna, potrebbe andare in soffitta per sempre.
Il ministro della Sanità, Livia Turco, ha deciso di concedere a tutte le partorienti che lo vogliono l’epidurale, cioè la tecnica farmacologia che anestetizza e inibisce qualunque sensazione di dolore. Una scelta che in pratica snatura l’essenza stessa del parto, travagliato ma finalizzato all’evento più importante della vita di donna.
La scelta della Turco ha un fondamento: oggi l’epidurale è garantito gratuitamente solo nel 10% dei casi e chi vuole evitare il dolore del parto deve spendere fino a 500 euro di tasca propria, una cifra considerevole che non tutti possono permettersi. Al di là dell’aspetto «democratico», c’è anche un tentativo della Sanità di arginare i cesarei che dilagano in ogni struttura, sia privata che pubblica. Se una donna sa di poter partorire senza dolore, può evitare di richiedere il cesareo, tecnica di cui ormai si abusa e che costa al Servizio sanitario nazionale 800 euro in più di una gravidanza naturale.
La scelta del ministro ha una logica, però non fondata sulla conoscenza diretta del problema. La Turco, infatti, ha predisposto il ddl sul parto senza ascoltare il parere delle ostetriche, che meglio di chiunque conoscono le necessità di una donna in attesa di un bambino. E la categoria delle specialiste non ha affatto gradito questa grave disattenzione, tanto da decidere per giovedì 14 giugno un sit-in di protesta in Piazza Montecitorio. Obiettivo: rivendicare il loro ruolo e protestare contro le carenze della legge considerata «lunga, dispersiva che introduce una ulteriore medicalizzazione della gravidanza e del parto».
Le ostetriche, infatti, non sono convinte che l’epidurale sia la soluzione a tutti problemi. Anzi, ne potrebbe aggiungere qualcuno alla problematica del parto. «L’epidurale produce un moderato allungamento del periodo espulsivo di circa due, tre ore – spiega Maria Vicario, presidente della Federazione nazionale ostetriche - e questo è un aspetto che la donna deve sapere. L’annullamento totale della sensazione dolorosa, infatti, è connesso a una riduzione di tono muscolare e a volte si rischia di agire in modo improprio». Vicario non vuole creare allarmismi ma tiene a precisare i rischi delle spinte meno energiche di quelle naturali. «Qualche volta c’è una maggiore applicazione della ventosa per far uscire il bambino». Uno strumento antico utile «se adottato da mani esperte ma pericoloso se usato in modo improprio perché può danneggiare il feto, per esempio in presenza di un tumore da parto».
L’epidurale dunque, ha i suoi vantaggi per donne epilettiche che non possono ricevere sollecitazioni, oppure per quelle affette da tocofobia, cioè da paura del dolore. Per le altre invece, deve diventare una scelta consapevole e ben ponderata. E le statistiche non danno ragione al ministro Turco. «Io ho partorito tre volte e non ho mai fatto ricorso all’analgesia – spiega Vicario - Ho idealizzato il parto come un processo fisiologico e doloroso ma finalizzato a un evento unico. Questo dolore mi ha consentito di sviluppare un potere interno che tutte le donne possiedono, cioè il potere innato di un fenomeno naturale con le proprie forze».
E molte donne la pensano come l’ostetrica: «Chi ha partorito in modo spontaneo vorrebbe un altro parto spontaneo, chi ha fatto il cesareo non vorrebbe rifarlo – spiega la specialista -. In pratica l’epidurale lo chiede chi ha avuto un’esperienza poco felice».
Dunque, terapia anti-dolore sì, ma con le dovute precauzioni e con le necessarie informazioni preventive. Per evitare gli abusi come avviene attualmente per la richiesta del parto cesareo. «Nella Asl di Napoli 1 esistono ben 18 strutture private – denuncia Vicario, napoletana - e il 63% dei parti si svolgono in sala operatoria, con il cesareo». Ma la situazione di Napoli non è eccezionale. Il tasso nazionale dei tagli cesarei è del 36,9% cioè quasi di un parto ogni quattro. Troppo secondo quanto viene raccomandato dall’Oms che chiede agli Stati di non superare la soglia del 15 per cento.