Ostia, preso attentatore pakistano

Stefano Vladovich

Aveva piazzato un candelotto fumogeno al McDonald’s sul lungomare di Ostia. Poi, per altri due mesi, aveva continuato la vita di sempre: venditore di mais sulle spiagge del litorale fino a sera, quando rientrava nel centro di prima accoglienza per immigrati all’interno dell’ex colonia Vittorio Emanuele III, a pochi passi dal luogo dell’attentato. Ieri mattina il blitz degli agenti del XIII commissariato nella «casbah okkupata» sul lungomare Toscanelli. Mirza Abdul Rehman, 44 anni, pakistano, paradossalmente in regola con il permesso di soggiorno, è stato fermato assieme ad altri 14 connazionali e nel pomeriggio arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale. È lui, difatti, il personaggio che compare nelle riprese delle telecamere posizionate di fronte alla toilette del fast-food americano. Sarebbe stato anche il supporto logistico della FAI, la Federazione Anarchica Informale - Nucleo Rivoluzionario «Horst Fantazzini» che ha rivendicato l’azione dinamitarda avvenuta al Tribunale di Ostia all’alba del 7 marzo scorso. «Ma su questo episodio - tagliano corto gli investigatori - per il momento non abbiamo prove».
Settimane di indagini, dunque, per la squadra investigativa del Lido, pedinamenti e ricerche febbrili all’interno della comunità indiana stanziata sul litorale romano per scovare il responsabile di quella che solo all’apparenza era sembrata una bravata. «Siamo intervenuti poco dopo la chiusura del locale - ricordano gli agenti coordinati dal vicequestore Rosario Vitarelli -, la segnalazione era quella di un fumogeno acceso». Sul pavimento del bagno viene trovato un cilindro metallico avvolto con una carta regalo e collegato con lo scotch a un filo a strappo. Un innesco rudimentale ma potente per gli artificieri e gli esperti della scientifica, in grado di accendersi al passaggio di una persona. A innescarlo, involontariamente, la donna nel tentativo di rimuoverlo con la scopa. Un ordigno particolare, tecnicamente un «candelotto nebbiogeno» composto da una miscela di esplosivo e gas, utilizzato dai militari iracheni in guerra per nascondere i carri armati alla vista del satellite durante uno spostamento. Ma che ci faceva un «tranquillo» venditore di pannocchie e cd falsi con un «attrezzo» del genere? Il pakistano arrestato ieri, inoltre, avrebbe contatti con altri personaggi sospettati di far parte della jihad araba stanziata nella capitale. O meglio sul litorale a sud di Roma. Come i tre «dormienti» egiziani trovati nell’ottobre 2002 ad Anzio con un chilo e mezzo di tritolo nonché con le cartine di 3 possibili obiettivi: l’aeroporto di Fiumicino, il cimitero americano d Nettuno e, appunto, la catena McDonald’s della regione.
A inchiodare l’uomo, oltre al filmato che lo ritrae mentre entra nel bagno con una mano sotto il giubbotto ed esce, 35 secondi dopo, con tutte e due le mani libere, la testimonianza della dipendente. La donna, difatti, era entrata nella toilette 5 minuti prima di Abdul e non aveva trovato nulla.