Ostia, udienze rinviate di un anno: a secco la macchina della giustizia

Una piccola falla nel «sistema» della giustizia è all’origine di un curioso quanto insolito psicodramma che si è consumato nei giorni scorsi negli uffici del Giudice di Pace di Ostia. Alla presenza di molte persone in attesa di essere chiamate come testimoni, imputati, parti offese o altro, all’improvviso è giunta una telefonata dalla sede centrale di Roma con la quale si comunicava che i fascicoli dei singoli processi, che dovevano essere portati presso la sezione di Ostia per far svolgere i singoli processi, non sarebbero mai giunti a destinazione perché «la benzina era finita».
Che vuol dire? In buona sostanza la «macchina» della giustizia si è dovuta fermare perché non si trovano dieci litri di carburante. «Ci deve essere un equivoco...», hanno pensato i presenti. E invece no. I fascicoli non sono mai giunti davanti al giudice di pace e pertanto decine di procedimenti sono stati rinviati al 2008, così che tante persone che avevano dovuto lasciare il loro posto di lavoro per essere presenti nel giorno della loro convocazione (si pensi che la mancata presenza di questi può essere punita per legge con una ammenda) sono state costrette a ritornarsene a casa semplicemente perché il sistema della giustizia difettava di carburante.
Questa lapidaria spiegazione, però, è stata mal digerita dagli stessi magistrati. A iniziare dal giudice di pace Franco Panzolini, dal pubblico ministero Fabiana Fois e dall’avvocato Adriano Pelis che dopo aver spiegato a colleghi e pubblico presente il motivo per il quale si stavano rinviando tutti i processi, hanno dovuto calmare gli animi di quanti affollavano gli uffici, una piccola folla che cominciava ad arrabbiarsi e a protestare.