Ostiense, giallo sulla morte di un domestico indiano

Mistero in villa: omicidio o suicidio? Nello stomaco dello straniero era ancora conficcato un coltello da cucina

Alessia Marani

Giallo a Porta Ardeatina. Trovato morto nella villa dei «padroni» un domestico indiano di 42 anni. Nel pieno addome di Tharayil Yalob Rajan quattro ferite inferte con un coltello da cucina ancora conficcato nello stomaco: tre più lievi, l’ultima più profonda e mortale. A rinvenire il cadavere riverso sulle scale di casa, un connazionale, Thomas M., anch’egli in servizio nella lussuosa abitazione con ingresso al civico 91 di via Odoardo Beccari, tra la via Cristoforo Colombo e l’Ostiense. «Erano quasi le dieci e ancora non l’avevo visto - ha spiegato lo straniero agli agenti del commissariato Celio piombati sul posto dopo la segnalazione al 113 -. Mi sono preoccupato, poi la macabra scoperta». L’uomo corre a chiamare i figli dei padroni di casa, i conti Cellini, lui Claudio un noto architetto fuori città per le ferie dai primi di agosto. Sono loro ad aprire la porta della villa, divisa in due appartamenti, a imbattersi dopo pochi passi nel corpo senza vita di Tharayil. Quindi l’allarme alla polizia.
Un insolito scenario quello che si presenta agli occhi degli uomini della Squadra Mobile di San Vitale incaricati di fare luce sul mistero: nella dépendance in cui Tharayil viveva da quasi un anno, da quando cioè era arrivato a Roma lasciando in patria moglie e figli, tutto è in ordine. Nessun segno di colluttazione, solo libri che richiamano al proverbiale ascetismo orientale, alcuni sparsi anche sotto una delle finestre della servitù. Negli uffici della questura finiscono Thomas e un’altra domestica. Gli ultimi a vedere in vita la vittima. Nel frattempo arriva pure il medico necroscopo: il decesso di Tharayil, appunto, risalirebbe a qualche ora prima, nella stessa mattinata di ieri. Il magistrato dispone l’autopsia, forse l’unico esame che potrà chiarire se l’indiano si sia ucciso oppure se un assassino è ancora libero. Non solo. I poliziotti della Scientifica fino al pomeriggio hanno cercato tracce utili per l’indagine. «Ma prima di pronunciarci - afferma la dottoressa Giovanna Petrocca, della Seconda sezione della Mobile - aspettiamo l’esito istologico sulla salma del poveretto. È plausibile, infatti, che Tharayil abbia afferrato il coltello e provato a conficcare la lama nel suo addome per tre volte prima di avere la forza per sferrare il fendente mortale. Un comportamento tipico del suicidio, che pare confermato dal fatto che la maglietta fosse stata tirata su prima dei colpi». L’indiano negli ultimi tempi avrebbe sofferto di depressione a causa di alcuni problemi familiari inaspriti per la lontananza. Oggi l’autopsia.