«È ostile alla scienza, non lo vogliamo»

da Roma

«L’ingerenza del Vaticano e della Chiesa sta diventando insopportabile». Il professor Andrea Frova, docente di Fisica, è uno dei tanti scienziati dell’Università La Sapienza che hanno firmato la lettera indirizzata al Magnifico Rettore, Renato Guarini, per chiedere di non affidare il discorso di inaugurazione dell’anno accademico a Benedetto XVI. Prima di spiegare le ragioni di un simile diniego Frova però vuole chiarire un equivoco di fondo. «Quella indirizzata personalmente al Rettore doveva restare una corrispondenza interna all’Università. Era stata inviata addirittura un mese e mezzo fa, quando si era in tempo a fermare tutto senza fare troppo chiasso. Noi invitavamo Guarini a meditare sulla scelta di affidare la Lectio magistralis al Pontefice, visto che inizialmente il programma era questo. Soltanto in un secondo momento è stato deciso che quello di Benedetto XVI sarebbe stato il discorso conclusivo. Noi ci dicevamo umiliati ed offesi dal fatto che un Papa ostile alla scienza fosse invitato a tenere la Lectio magistralis. Il Rettore comunque non ci rispose e per noi la questione era chiusa così. Purtroppo, non so come, la lettera è finita in mano a Repubblica che ha combinato un pasticcio presentandola come destinata alla stampa. Voglio essere molto chiaro su un punto: non era nostra intenzione scatenare proteste, azioni ostili o violenze di qualsiasi genere».
Perché non gradite la presenza di Benedetto XVI?
«Non si tratta di una semplice presenza. Il Papa terrà un discorso. Anzi inizialmente era previsto addirittura che tenesse il discorso ufficiale di apertura. Come si può pensare di affidare l’inaugurazione del nostro anno accademico ad un capo di Stato estero che è anche capo della Chiesa cattolica? È ovvio che va affidato ad un interno. È stato poi trovato l’escamotage del discorso conclusivo. Ma comunque non va bene lo stesso perché non ci sarà possibilità di replica. La nostra università ospita islamici, ebrei ed altre confessioni. Si rischia di urtare la suscettibilità dei non credenti».
È un problema ospitare il Papa o Ratzinger?
«Questo Papa ha da sempre un atteggiamento chiuso, direi ostile verso la scienza. Per quanto mi riguarda ho trovato inaccettabile la sua posizione nei confronti del processo a Galileo e della sua successiva riabilitazione. Posizione reazionaria ed anche sgradevole visto che, citando tra l’altro l’affermazione di Feyerabend, Ratzinger la definisce un’operazione politicamente conveniente. Oltretutto in aperto contrasto con il suo predecessore, Giovanni Paolo II, il cui sforzo di riabilitare fino in fondo Galileo venne frenato tra l’altro da Ratzinger. Alla fine le scuse della Chiesa vennero edulcorate. Tanto che il padre gesuita americano George V. Coyne si dimise per manifestare il disaccordo. Anche nella sua ultima enciclica Ratzinger contrappone scienza e fede: la sua argomentazione è che se la scienza arriva a conclusioni che in qualche modo si oppongono alla fede la scienza deve ritrattare. Insomma dopo l’apertura importante di Wojtyla siamo tornati indietro di 4 secoli. Per noi fisici Galileo è un simbolo e sono pronto a battermi in sua difesa».
Ma il vostro non è un tribunale dell’Inquisizione al contrario?
«Non è una forma di chiusura. Se il Papa venisse per dialogare non avremmo nulla in contrario ma in questo caso non c’è contraddittorio. Certo, Giovanni XXIII lo avremmo accolto a braccia aperte e pure Wojtyla sarebbe stato il benvenuto ma sempre come presenza, non per tenere una Lectio magistralis».