Osvaldo cuore azzurro «Io più italiano di alcuni leghisti...»

Adesso Pablo Osvaldo dice: «A sentire certe critiche mi viene da ridere. Comunque sono più italiano io che ho moglie e figli italiani, di certi politici della Lega. L’Inno di Mameli io lo canterò sempre». Nessuno ha avuto da ridire su Giuseppe Rossi, yankee di Teaneck, Contea di Bergen nel New Jersey. O Thiago Motta. E Pastore? Prandelli l’avrebbe chiamato, sicuro. Sarà ancora un lontano parente di Maschio e Montuori, ma è meglio di qualcun altro, senza offesa. E ci avrebbe fatto comodo se Maradona non avesse preceduto il nostro ct. Il ragazzo ha origini italiane, i suoi sono di Volvera, porte di Torino, gente che magari quattrocento anni fa c’ha lasciato la pelle con la cavalleria piemontese nella battaglia della Marsaglia all’attacco dell’esercito francese. Italiani che poi sono finiti all’estero per mancanza di lavoro o fatti loro, e qui sono nati i figli come Javier. Maradona l’ha convocato per una partita contro la Catalogna, federazione non riconosciuta dalla Fifa, ma poi è entrato nella lista dei 23 argentini per il mondiale sudafricano, fine delle speranze.
Adesso sarebbe solo annoiante star qui a raccontare cosa ha fatto Raimundo Orsi nel ’34 assieme a Monti e Guaita, o Andreolo nel ’38, Roma e Parigi, un mondiale dietro l’altro. Fino a German Camoranesi, uno che non cantava l’inno di Mameli, magari non proprio un simpaticone ma con un bisnonno marchigiano emigrato da Porto Potenza Picena a fine ’800.
Con fine ironia Osvaldo ha ricordato che anche a qualche giocatore meridionale è stata rinfacciata la stessa identità. Sembra arrivare da una galassia lontana la dichiarazione di Marcello Lippi alla vigilia della spedizione sudafricana: «Oriundi? No grazie, sono sufficienti i calciatori italiani». Aveva puntato Amauri e la sua sfinente storia del passaporto, gli portò una fortuna del diavolo e non lo portò a Johannesburg. Rodrigo Taddei e Felipe Dal Bello, quello dell’Udinese, si misero il cuore in pace. Giusto per porre fine al caso il ct Prandelli ha poi tirato la sciabolata conclusiva: «Osvaldo può essere un grande punto di riferimento per il futuro, personalità, grande forza fisica, ottime doti tecniche. Lui è l’attaccante moderno». Adesso Osvaldo, poi Ezequiel Schelotto, anche lui ascendenze italiane e anche lui già convocato nell’Under 21 come l’attaccante della Roma. In Argentina si potrebbe pescare a piene mani, tutta gente con antenati di queste parti, tutta gente mai convocata nella Seleccion, come Ledesma, Maxi Lopez, Zarate e Campagnaro: c’è bisogno di uno stopper vecchio stampo che stronca l’avversario e poi va giù a fare il gol, magari a San Siro? Ma il colpo più bello potrebbe essere Jonathan Cícero Moreira, noto semplicemente come Jonathan, difensore di fascia brasiliano dell’86 ingaggiato dall’Inter. Jonathan è di Conselheiro Lafaiete, Brasile centro, e lui, nero, ha sposato una certa Luana, bellissima con una figlia bellissima di ormai cinque anni. Bene, gli antenati di Luana di cognome facevano Grossi, italianissimi di Lucca, Italia centro. Morale: Jonathan ha passaporto italiano. Jonathan si è presentato dicendo di essere l’erede designato di Maicon. Se al momento è ritenuto scarso non ha importanza, Prandelli, pur di non darla vinta, saprebbe addirittura farlo diventare l’erede designato di Maicon.