Osvaldo e Ogbonna: Prandelli s’aggrappa all’Italia multirazziale

Verrebbe quasi da dire: benedetta qualificazione anticipata all’Europeo. Sì, perché l’infermeria di Coverciano si è affollata e i buoni propositi di Cesare Prandelli - ovvero pochi esperimenti con la Serbia - sono sfumati in nemmeno 72 ore di ritiro.
La Nazionale perde i pezzi: dopo Criscito (sostituito dal torinista Ogbonna, reduce dal match di B con il Grosseto di ieri sera), anche Pazzini e Balotelli salutano la truppa. Facendo saltare il piano del ct azzurro che avrebbe voluto provare Fantantonio e Supermario titolari. Se l’interista lamenta un problema al tallone in via di miglioramento (proseguirà le terapie iniziate a Coverciano con i sanitari nerazzurri, c’è qualche possibilità che possa rientrare in gruppo per la sfida dell’11 contro l’Irlanda del Nord), la punta del Manchester City, in accordo con il club di Mancini, è rientrato alla base per una dolore alla schiena.
Così Prandelli ha deciso di anticipare una mossa già nella sua testa, ma che aspettava di fare magari nelle sfide amichevoli di novembre: la convocazione dell’italo-argentino della Roma Pablo Daniel Osvaldo, allenato dal ct ai tempi della Fiorentina dal 2007 al 2009. Un altro oriundo che approda nell’azzurro dei grandi nell’era del ct di Orzinuovi dopo Ledesma e Thiago Motta. «Dani» (così lo chiama il tecnico giallorosso Luis Enrique) era stato a Firenze - città dove ha conosciuto la moglie Elena - domenica scorsa a trovare i vecchi amici e a «spiare» la Lazio in vista del derby del 16 ottobre. Aveva già vestito la maglia della nazionale Under 21 (12 presenze, 2 gol) durante la sua avventura italiana trascorsa tra Atalanta, Lecce, Fiorentina e Bologna.
Prandelli aveva elogiato il romanista proprio nella prima conferenza settimanale: «È il prototipo dell’attaccante moderno che non fa la prima punta, ha tecnica, carattere e forza fisica». «È la realizzazione di un sogno, ringrazio i tifosi della Roma», le parole di Osvaldo che oggi raggiungerà i nuovi compagni di nazionale. Sono lontani gli eccessi di Firenze, quando girava con la città con la sua Ferrari nera che proprio Prandelli avrebbe voluto fargli vendere.
Difficile che possa essere titolare con la Serbia, il ct conta di tornare all’attacco dei piccoletti Cassano-Rossi (7 reti in due). «Pepito», uscito acciaccato dalla partitella di martedì, sta meglio. «È il vecchio problema che avevo a Napoli», ha dichiarato la punta del Villarreal, facendo riferimento a quell’infortunio al ginocchio sinistro che lo mise in dubbio per la partita di Champions al San Paolo, poi regolarmente disputata. La sua disponibilità diventa cruciale, ora che l’attacco ha pienamente disponibili solo Cassano (che ieri ha prima riempito di insulti un giornalista al seguito della Nazionale, «reo» di essere sulla soglia della zona bar del centro tecnico chiusa ai media, poi si è scusato con lui alla presenza del ct), Giovinco, oltre al neo arrivato Osvaldo. «Meritava la nazionale», così il compagno della Roma De Rossi che fa delle similitudini tra Prandelli e Luis Enrique: «Sono giovani e hanno voglia di giocare bene a pallone. Sia la Roma che la Nazionale cercano il risultato con il bel gioco e con il possesso palla».
E a Belgrado la Nazionale dovrà rinunciare al sostegno di 150 tifosi, che avevano acquistato il biglietto per Serbia-Italia on line o con l’aiuto degli amici sul posto. Per motivi di sicurezza, infatti, le autorità serbe hanno bloccato il loro arrivo al «Marakanà». Tra questi anche 50 esponenti di Ultrà Italia, il gruppo di estrema destra che dal 2004 segue la nazionale azzurra all’estero. Unica eccezione per i 130 tagliandi acquistati direttamente dalla Figc.