Osvaldo stende Lamela, la Roma lo sospende

RomaUna squadra sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi qualcuno i nervi li ha già persi, sferrando un pugno a un compagno. Nella pancia del Friuli di Udine, pochi minuti dopo la sconfitta, va in scena un duro confronto tra senatori e giovani della Roma, con i primi che accusano i secondi di un impegno in campo al di sotto delle proprie possibilità. Ma la situazione degenera: Osvaldo ha una discussione accesa con Lamela, la coppia d’attacco schierata da Luis Enrique nell’occasione, poi lo colpisce al volto. Tutto a causa, pare, di un mancato passaggio da parte dell’ex River Plate.
Il fattaccio dura pochi secondi, immediato l’intervento degli altri giocatori ma resta una forte tensione nell’ambiente. E il malumore si estende anche al volo di ritorno da Trieste, durante il quale regna il silenzio. Luis Enrique va su tutte le furie e la sua arrabbiatura non scema nemmeno nel giorno di riposo concesso ai giocatori. Così il tecnico asturiano chiede un provvedimento severo per l’attaccante che la società applica subito: multa pesantissima e soprattutto la sospensione del giocatore per 10 giorni.
A nulla servono le scuse di Osvaldo anzitutto a Lamela (ma lo aveva già fatto nelle ore successive allo scontro), poi a squadra e allenatore. Nè l’intervento dello stesso Lamela, pronto a perorare la causa del compagno chiedendo che venisse «assolto». La punta italo-argentina dovrà dunque saltare la sfida di domenica prossima con la Fiorentina, alla quale teneva molto essendo un ex viola.
E non è da escludere anche uno stop con la maglia azzurra: per il codice comportamentale che vige nella nazionale di Prandelli (già applicato per Balotelli e De Rossi), il centravanti potrebbe restare fuori dal prossimo giro di convocazioni a febbraio, in occasione dell’amichevole di Genova con gli Usa.
La scelta della Roma ha l’intento di far passare un messaggio chiaro: prima del campo, viene il rispetto dei singoli ma anche quei valori su cui il club di Trigoria non ha alcuna intenzione di derogare. Il problema è che l’episodio di Udine, seppure già rientrato almeno all’interno del gruppo, lascia strascichi su cui riflettere. Anche perché lo spogliatoio di Trigoria, nelle ultime settimane, si è spesso trasformato in una polveriera, dalla discussione tra Heinze e Luis Enrique che aveva portato all’esclusione dell’argentino a Novara, al soprannome - Zichichi, per intendere ironicamente di avere a che fare con uno scienziato - che qualche giocatore ha affibbiato al tecnico.
Un’emotività deflagrante, quella che serpeggia tra i giocatori, che trasforma ogni sconfitta in un piccolo dramma sportivo. In più gli infortuni che stanno falcidiando il reparto difensivo, situazione che sta preoccupando Luis Enrique. Il mental coach Llorente dovrà ora controllare gli umori di uno spogliatoio in fibrillazione.
Sperando che già domenica possa tornare capitan Totti. E che il tecnico, il cui credito della piazza comincia a venire meno, non voglia ancora stupire con scelte tecniche discutibili.