Oto Melara punta a esportare sicurezza nel mondo

Il centenario dell’azienda spezzina leader nel settore della Difesa celebrato all’insegna della fiducia nell’ulteriore sviluppo di prodotti e sistemi d’arma altamente tecnologici

(...) Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, hanno celebrato l’evento con la firma di un accordo che consentirà ai militari volontari congedati l’assunzione presso aziende civili del settore. Una misura attesa da tempo, che sottolinea, fra l’altro, la precisa intenzione di non disperdere un patrimonio di professionalità caratterizzato dalla giovane età - dai 25 ai 27 anni mediamente -, ma che ha già alle spalle «una provata esperienza di lavoro di team, maturata in ambienti difficili, nazionali ed extranazionali». Dopo Agusta e Datamat, quindi, anche Oto Melara sottoscrive la convenzione: la firma dell’amministratore delegato Carlo Alberto Iardella è contestuale a quella del sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu, presente il generale di Corpo d'armata Giulio Fraticelli, capo di stato maggiore dell'Esercito. Ed è lo stesso Cicu a ribadire l'importanza della «nuova sinergia fra il mondo delle aziende e il capitale umano sul quale il ministero intende puntare». Ma lo sguardo rivolto al futuro non mette certo in secondo piano il passato glorioso e il presente di prestigio: ne fa ampio cenno Guarguaglini (che nel 1994 «calò» in Oto Melara e diede nuovo impulso alla produzione). Nel ricostruire le fasi salienti dei primi cent’anni, Guarguaglini insiste sul cambiamento avvenuto nell'azienda nell’ultimo decennio. «Allora, nel ’94, il prodotto era buono, l'umore della truppa no. Ho lavorato - osserva il presidente di Finmeccanica - per risollevare il morale. Ma va dato atto dello sforzo di investimento delle aziende della difesa nella ricerca tecnologica, pari al 20 per cento di un fatturato che neppure giustificherebbe questo impegno economico. Il settore difesa fa molta più ricerca del settore privato».
L’analisi si sposta sulla capogruppo: «È iniziata per Finmeccanica una nuova era - dichiara Guarguaglini -. Siamo usciti da una fase di difficoltà, attraverso lo sforzo tecnologico che la società ha richiesto a tutte le aziende del gruppo. Ora bisogna puntare sul commerciale e sull'internazionalizzazione. Dopo il Regno Unito, dopo l'America, Finmeccanica si impegna in programmi di sinergia interni, per far colloquiare in modo sempre più efficace le sue società, e sui mercati esteri: Estremo Oriente, Sud America, Europa». In questo quadro, Finmeccanica deve guardare all'estero: «Esistono moltissimi paesi che hanno necessità di difendersi e aumentare la propria sicurezza. Debbono credere in noi».
In effetti, l’orgoglio di gruppo è palpabile, fra i dipendenti, oltre un migliaio, fra laureati e diplomati di alta qualificazione: «Altro che dover quasi nascondere quello che facciamo, come se produrre strumenti di difesa significasse fomentare conflitti!» è il concetto espresso e da tutti condiviso. Lo sottolinea anche lo scrittore e giornalista Arrigo Petacco, autore con Andrea Nativi del volume celebrativo dell’evento: «Avremo sempre più bisogno di difendere il Paese, e per questo ci vuole molta unità a livello nazionale». Sfilano intanto, davanti al pubblico di invitati-amici (fra gli altri, i senatori Luigi Grillo e Egidio Pedrini, i deputati Gabriella Mondello e Giorgio Bornacin, il capogruppo di Forza Italia in Regione Luigi Morgillo), sfilano i gioielli della produzione: il carro «Ariete», impiegato attualmente in Irak, che si esibisce in evoluzioni al limite del ribaltamento. Uscendone sempre in equilibrio. Poi arrivano «Centauro», «Dardo»... È la volta delle munizioni di nuova generazione, frutto dei centri ricerca dell'azienda spezzina: tra i prodotti di nuova generazione c’è Horus, una bomba-robot aerea, da 120 millimetri, che una volta lanciata dispiega le ali e con un sistema di comunicazione e visione trasmette a chi l'ha lanciata tutte le informazioni sulla posizione e sulla dotazione del nemico. E piccole ali caratterizzano anche i nuovi grandi calibri 127 del sistema Vulcano, un cannone con bocca da fuoco più lunga, con munizioni che raggiungono fino ai 120 chilometri, con capacità di guida satellitare, in grado di abbattere bersagli fissi ben oltre la linea dell'orizzonte. «Guardiamo al futuro - spiega l’amministratore delegato di Oto Melara, Carlo Alberto Iardella - i nostri mezzi operativi attuali sono al lavoro con grande soddisfazione dei nostri militari. Abbiamo una gamma di proposte più che valide, ma la ricerca tecnologica non deve fermarsi mai». È ancora «ritorno al futuro»: «Davanti a noi - aggiunge Iardella - vediamo veicoli-robot dotati di trazione elettrica, telecomandati a distanza per gli scenari dove la vita umana è a rischio per la minaccia di cecchini e mine, e nuove forme di protezione dei nostri veicoli corazzati». Fra le protezioni, spicca il progetto Scudo, finanziato dal ministero della Difesa, per la costruzione di un veicolo che scopra da solo una minaccia e spari in autonomia. Notevole anche la nuova formula di digitalizzazione del campo di battaglia, fatta all'interno di un gruppo di diverse società di Finmeccanica: un display mostra lo scenario di guerra, con una «rivoluzione della ricerca nella difesa». Prodotti all'altezza, competitivi, ma che devono essere collocati in un mercato molto competitivo: diventa essenziale la sfida commerciale. Che si gioca, ovviamente, in buona parte sui mercati esteri. «Siamo impegnati su vari fronti - conferma l’ingegner Paolo Michelli, responsabile Offset, da una vita in azienda -. Dico Polonia, ma anche Stati Uniti, Norvegia, ma anche Estremo Oriente. E la sfida continua». Una tendenza favorevole da assecondare: «Questa azienda - fa notare Pedrini, riscuotendo solo consensi - non è solo un valore per la Liguria, ma per lo Stato, è uno dei fiori all’occhiello di Finmeccanica e del Paese».