Dopo ottant’anni il Bloody Mary dà sempre la scossa

Francesco Pierluigi (prima il nome), bar manager romano, ex hotel de Russie, trapiantato a Milano al Park Hyatt in via Tommaso Grossi, non ha dubbi: «L’aperitivo è un rito milanese, verso sera non c’è bar, da quello di periferia ai grandi esercizi del centro, che non si affolli di persone, soprattutto uomini, che consumano il loro cocktail con contorno di chiacchiere e di stuzzichini. Credo che succeda per scaricarsi dopo la giornata di lavoro e carburarsi in vista della cena».
Verissimo e allora merita una sosta The Park Bar, dove Pierluigi, giovane e ben lontano dai quarant’anni, guida una brigata di sette barman, che quando sarà bella stagione sarà rinforzata per stare dietro al successo. Si va all’Hyatt, 02.88211234, a ridosso della Galleria Vittorio Emanuele per un cocktail in particolare, che poi uno solo non è: il Bloody Mary, base pomodoro e anima alla vodka, che, per via del colore, fa il verso a Maria I d'Inghilterra, cinquecentesca regina passata alla storia come Maria la Sanguinaria.
Il Bloody Mary (che in America diventa il Red Snapper) è uno dei capisaldi del bere miscelato, come il Negroni e il Margarita. Colpo di genio verso la fine degli anni Venti tra le due coste dell’Atlantico: lo si deve in parte a chi per primo unì succo di pomodoro e vodka, un attore, George Jessel, a Palm Beach, e, soprattutto, a un bartender con i controfiocchi, Fernand Petiot, che a Parigi lo colorò con uno straordinario arcobaleno di profumi e di energia.
Come tutte le cose di successo, basta pensare alla pizza o al tiramisù, non esiste più un unico Bloody Mary. Al bar dell’Hyatt, ad assaggiarli tutti, si rischia il crollo. Sono nove. Otto splendono in una pagina tutta per loro nella carta dei drink. Per trovare il nono, il Sun-Dried, bisogna invece scorrere la lista dei cocktail speciali. Un decimo, il Pel di carota è stato tolto per fare posto al Sun-Dried il cui segreto è un’infusione di pomodori secchi nella vodka.
Ma non si scherza nemmeno con l’originale: sono due! Ecco il Bloody Mary (succo di pomodoro, vodka, sale e pepe, lime, tabasco e salsa Worchester) con senape di Digione ed ecco subito sotto The Red Snapper con il rafano, il primo un must nel Vecchio Continente e il secondo nel Nuovo. Ma Pierluigi, ben sapendo che più il tempo passa e più le solite cose stufano, ha pensato bene di cogliere le novità scaturite nel tempo e di aggiungere dei tocchi tutti suoi. Quando sei responsabile del bere miscelato in un hotel cinque stelle non puoi certo sonnecchiare: «Il Bloody Mary è di norma rosso, ma quello chiamato Le Soleil è giallo per via del succo di pomodoro giallo mentre quello analcolico, l’unico, tende al verde per via di un succo di pomodori verdi. Sono prodotti francesi, quando se ne servono decine ogni sera non puoi pensare di partire dal pomodoro fresco, troppo acquoso, così come The Truffle Mary è con olio aromatizzato al tartufo bianco perché con il tartufo fresco avrebbe un prezzo impossibile anche per la nostra clientela, sopra ai quaranta euro».
Costano 17, ma 10 in versione analcolica. Ancora Francesco: «Quello che sento mio è il Nika, classico con capperi di Pantelleria e cetriolo. Me lo ha ispirato l’isola dove trascorro le vacanze, Nika è il nome di una caletta paradisiaca di Pantelleria». Il nostro ha un cruccio: «In tanto posti, se chiedi un Bloody Mary ti servono sugo - e non succo - di pomodoro con vodka versata dentro. Noi barman abbiamo una responsabilità, che è quella di non ubriacare i clienti, ma dobbiamo anche emozionarli».