Ottant’anni di progetti (forse) al traguardo

È di pochi giorni fa la presentazione giustificatamente trionfalistica, alla presenza di amministrazioni regionali e provinciali, della Pedemontana Lombarda: un percorso dalla Malpensa a Orio al Serio fatto di 87 chilometri di autostrade e 70 di viabilità, ben sei le province collegate, su un territorio interessato da quattro milioni di abitanti e da trecentomila aziende.
Sembra giunta (ma nel prossimo anno e dobbiamo attendere questo giugno per avere l'approvazione del Cipe) la fase di inizio dei lavori. Diciamo «sembra», oltre che per innata prudenza, perché pochi sanno che già nel 1928 si pensò e si lavorò a progetti di una Pedemontana e che dovettero poi arrivare gli anni '60 perché seriamente prendesse piede l'esigenza di creare un raccordo autostradale diretto, nella fascia nord di Milano, alternativo proprio all'odierna A4, dato che il nodo milanese rendeva difficile i collegamenti viari tra est e ovest.
E chi è poi a conoscenza che tra il '67 e il '69 si progettò una Pedemontana che da Biella, correndo alta su Milano, arrivava fino a Bergamo? Sarebbe stata un'opera straordinaria sul piano anche ingegneristico e architettonico, per trafori e viadotti funzionali e spettacolari, ma nel '71 e ribadendolo poi nel '75, lo Stato, incredibilmente, bloccò qualsiasi costruzione di autostrade, con ripercussioni drammatiche sul traffico che ci portiamo dietro da anni.
Si deve attendere il 1986 perché si costituisca a Milano la «Società Pedemontana Spa», che partorisce nel 2003 il suo primo progetto. Ma occorrono ben altri sei anni per la presentazione del progetto definitivo. Chi delle migliaia di milanesi, che come piccole lumache percorre ogni giorno a passo d'uomo le tangenziali della nostra città, non si domanda se sia possibile continuare a convivere bellamente con questa tempistica irreale e irrazionale nelle infrastrutture e nei trasporti?