Ottanta baraccopoli nella Roma di Veltroni

Ottanta baraccopoli nella capitale d’Italia. Il dossier zona per zona si deve a Forza Italia. Roma, sulle copertine di tutto il mondo per il festival del cinema di Veltroni, per la musica, le attrazioni e le star del jet set, vive dietro le quinte una realtà potenzialmente esplosiva. A mettere a punto l’elenco del degrado, grazie alle segnalazioni dei consiglieri municipali, è il consigliere comunale Pasquale De Luca. «La città da grande metropoli com’è oggi si avvia a diventare la baraccopoli d’Europa», dice.
Gli azzurri hanno fatto il censimento degli insediamenti spontanei di extracomunitari e rom. Baracche, tende, roulotte, grotte. Un lavoro certosino, in continuo aggiornamento. Per un agglomerato sgomberato, ne sorgono a poca distanza altri. L’insediamento nel parco della ex Snia Viscosa, VI municipio, fra largo Preneste e via di Portonaccio, è stato sgomberato un paio d’anni fa. Imponente, all’epoca, l’operazione mediatica del Comune, con i manifesti Ds attaccati su tutti i muri a ringraziare il sindaco Veltroni «per avere ristabilito la legalità». Oggi, però, da alcuni mesi stanno lentamente tornando le casupole. Nell’area è previsto che si trasferiscano parti dell’università La Sapienza, ma il Comune non se ne cura. Nel VI municipio le baraccopoli si trovano anche in via Maddaloni, via Rocca d’Arce (qui dai carabinieri sono state rinvenute armi e refurtiva), via Manfroni (ciclicamente sgomberato e rioccupato), via Acqua Bullicante. Poi c’è il caso surreale della decennale favela di via Orazio Pierozzi, dove viene addirittura recapitata la posta all’indirizzo di una baracca abusiva. La baraccopoli di via Teano, invece, è stata ridimensionata, ma solo per la presenza del cantiere della metro C. Grossi insediamenti sorgono nel VII a Tor Cervara, Tor Sapienza, La Rustica, Casilino 900 e nel IX in via Arco di Travertino e nel Parco della Caffarella. Nutrita la presenza di bidonville nel X: in via della Folgarella, a ridosso dell’aeroporto di Ciampino, in quello che una volta era il campo de La Barbuta, gli abusivi sono diventati oltre 3mila. Altri campi nel X sorgono in via Giulioli, nell’area archeologica della Torretta, al Parco degli Acquedotti, sotto i ponti del Gra fra via Anagnina e via Tuscolana, e sulle complanari all’autostrada Roma-Napoli. Nell’XI alla baraccopoli sull’argine di Ponte Marconi vanno aggiunte quella di via Ostiense nell’Air Terminal e quella di via del Mare. Nel XII agglomerati in via di Decima, via Laurentina, nel fosso che costeggia la Cecchignola, in via di Vigna Murata. Nel XIII municipio le tendopoli e gli accampamenti abusivi si estendono a perdita d’occhio dalla Pineta di Castelfusano a via Mar Rosso, dalla pineta di Procoio alla zona industriale di Dragona. Nei municipi ad ovest l’elenco è lungo e comprende le zone di Bravetta, Villa Troili, Castel di Guido. Nel XVII la cartonville alle pendici del parco di Monte Mario, due passi da San Pietro, è stata di recente sgomberata, ma per quanto tempo? Drammatica la situazione nel XVIII, con le favelas nel parco del Pineto, a Monte Ciocci, in Villa Carpegna. Tutte zone verdi di pregio. Nel XIX altre baracche nel Pineto, nel parco dell’Insugherata e al Quartaccio. Nel XX il terminal di Saxa Rubra è continuamente sgomberato e rioccupato. Il dossier di Fi sottolinea che baracche abusive sorgono a centinaia anche nei campi attrezzati, cioè legalizzati dal Comune. È il caso del V municipio, dove nel campo di via di Salone la popolazione sta aumentando in modo vertiginoso.