Per ottenere il test di paternità non è necessario il tradimento

La prova di avvenuto adulterio della moglie non è un presupposto necessario per l'avvio dell'iter di disconoscimento della paternità attraverso esami medico-scientifici per verificare l'incompatibilità di Dna e gruppo sanguigno tra figlio e presunto padre. A sancirlo è la Consulta che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 235 del codice civile, nella parte in cui, ai fini dell'azione di disconoscimento, subordina l'esame delle prove tecniche, da cui risulta che «il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre», alla previa dimostrazione dell'adulterio della moglie. Peraltro, il caso che ha convinto la Cassazione a rivolgersi alla Consulta non era tra i più semplici da risolversi in fatto di onere della prova adulterio visto che si sarebbe dovuta dimostrare una pluralità di incontri notturni di una donna «accompagnatrice per professionisti» con uomini diversi in camere d'albergo.