Otto buoni motivi per smontare false interpretazioni

Caro Galluccio, partiamo da una premessa doverosa per Lei e per i lettori: la lettera a fianco è la (forzata, ma inevitabile) sintesi di una lunga serie di messaggi pervenuti alla redazione via e.mail. Abbiamo cercato di tradurli in un estratto quanto più possibile fedele alla sostanza della comunicazione. Sperando di esserci riusciti. Ora veniamo alla replica, fondata sulla lettura del testo e da quel minimo di esperienza personale maturata in oltre cinque lustri di frequentazione delle sezioni elettorali, «al di qua del bancone», come presidente di seggio, in occasione di consultazioni politiche, amministrative e referendarie.
Punto 1)«Sondaggi, exit, istituti demoscopici, banche, università e bookmakers hanno sbagliato grossolanamente» proprio come in precedenti analoghi. Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, la spiegazione più semplice, riconosciuta dagli stessi enti e istituti, è che «in futuro, le metodologie alla base dei rilievi dovranno necessariamente essere affinate alla complessità del quadro di riferimento». Che significa: più professionalità, meno improvvisazione.
Punto 2) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, la spiegazione più semplice è: effetto-Berlusconi, sottovalutato da tutti, tranne lui.
Punto 3) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, la spiegazione più semplice è che «Clinton Curtis, Crespi e tanti altri esperti» sono parte in causa nell’errore di valutazione e pertanto, ci consenta, in palese conflitto di interessi nel pontificare (o difendersi?).
Punto 4) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, la spiegazione più semplice è la maggiore partecipazione dell’elettorato e l’esasperazione del «conflitto» fra i due schieramenti (la cosiddetta radicalizzazione del quadro politico). Quanto ai maggiori consensi di Forza Italia alle politiche piuttosto che alle amministrative, si verifica facilmente che è successo lo stesso in tutte le consultazioni dal dopoguerra a oggi a favore del maggior partito della coalizione. Chiedere agli ex Dc per credere.
Punto 5) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, con tutta la buona volontà non si capisce cosa significhi «non ci sono ancora dati dettagliati sul Ministero».
Punto 6) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, mi sarebbe parso almeno irrituale che «la notte dello spoglio» il ministro dell’Interno fosse andato a riferire al capo dell’opposizione, mentre il premier seguiva l’afflusso dei risultati, magari su Telekabul.
Punto 7) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, è noto che gli scrutini delle elezioni degli ultimi anni dimostrano come la complessità delle operazioni di spoglio (progressivamente inasprita per cercare di evitare errori o brogli, questi sì certificati e, politicamente, sempre a senso unico!) abbia portato ad allungare in maniera parossistica i tempi. Con pessimi riscontri sulla capacità di veglia di presidenti, scrutatori e rappresentanti di lista.
Punto 8) Senza ricorrere ad affascinanti dietrologie, la sperimentazione elettronica realizzata in cinque regioni tra cui la Liguria ha presentato magari ottime prospettive, ma pessimi riscontri immediati. In ogni caso, è stata totalmente ininfluente sia sull’esito delle elezioni, sia - come dovrebbero sapere tutti - sulla velocità di trasmissione dei dati reali, desunti direttamente dalle schede.
In chiusura: non Le dice nulla il fatto che dal palco di piazza San Giovanni a Roma, alla manifestazione della Casa delle libertà contro la Finanziaria, Silvio Berlusconi abbia rilanciato decisamente, per l’ennesima volta, la richiesta di procedere al conteggio di TUTTE le schede, valide, bianche, contestate e nulle? Se c’è la volontà, l’operazione richiede al massimo una settimana. E non si venga a dire che «non si sa dove sono finite le schede»! A meno che non le abbia nascoste l’ex ministro Pisanu in cantina...
Ultima considerazione a margine: Deaglio s’è dimostrato un ottimo sceneggiatore e regista, oltre che un formidabile promotore commerciale del prodotto messo in vendita (esaurito in un amen, grazie anche alla cassa di risonanza dei «media» allineati e coperti). Per questo giudichiamo con molto rispetto la sua fiction. Perché, parliamoci chiaro: di fiction si tratta, con tutti gli ingredienti per risultare godibile, intrigante, spettacolare, persino divertente. Ma la realtà è un’altra cosa. E magari non farebbe male neanche a lui mettersi in lista come scrutatore o rappresentante di lista alle prossime elezioni. Eviterebbe di scivolare rovinosamente sui «fondamentali». E soprattutto - buon per lui - di finire sotto inchiesta per aver spacciato bufale per verità.