Otto faldoni e pagine di intercettazioni in mano all’accusa

«Abbiamo appena ricevuto l’Acip (atto conclusivo delle indagini). Adesso la difesa prenderà visione degli atti (oltre un migliaio di pagine, suddivise in otto faldoni, di cui quattro di intercettazioni), e poi deciderà se chiedere o meno interrogatori per gli indagati o altri atti istruttori, naturalmente entro i canonici 20 giorni dall’ultima notifica».
É quanto dichiarato ieri mattina da Carlo Biondi, che con il padre Alfredo, vice presidente dalla Camera dei deputati, e l’avvocato milanese Lorenzo Crippa, assiste il presidente del Genoa Andrea Preziosi, il figlio Matteo, collaboratore, e il direttore sportivo Stefano Capozucca. Nessun altro commento ieri mattina a palazzo di giustizia sulla vicenda, dopo la consegna agli inquisiti del provvedimento dei pubblici ministeri Giovanni Arena e Alberto Lari, che hanno condotto le indagini sul caso Genoa, e in cui si accusa i tre dirigenti della società rossoblù di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, non solo in relazione alla presunta combine per l’incontro Genoa-Venezia dell’ 11 giugno, meglio noto come la partita della «valigetta», per essere stato l’ex direttore sportivo del Venezia, Pino Pagliara, sorpreso con 250 mila euro, ritenuti dall’accusa il prezzo per comprare la gara, «ma anche per una serie indefinita di reati di frode in competizione sportiva», riguardante altre cinque gare, dal 20 febbraio al 6 giugno. L’Acip non dice altro. Da una prima, sommaria interpretazione della sibillina imputazione si potrebbe pensare che i tre indagati si si siano adoperati per alterare il risultato dele partite. A questo punto è auspicabile, ai fini di giustizia, che dagli 8 faldoni emergano non dubbi, ma certezze.